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Il saluto di Michelini tra autocritica e orgoglio: “Volevo una città meno chiusa”

Il saluto di Michelini tra autocritica e orgoglio: “Volevo una città meno chiusa”

Cose da ricordare a da dimenticare, il sindaco Leonardo Michelini in questa intervista esclusiva guarda ai 5 anni vissuti da Sindaco e se ne va senza rimorsi.

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Cose da ricordare a da dimenticare, Michelini guarda ai 5 anni vissuti da Sindaco e se ne va senza rimorsi. Ormai c’è da gestire solo l’ordinaria amministrazione, per Leonardo Michelini sono le ultime ore a pieno mandato di questa lunga esperienza durata esattamente 5 anni. Il caso infatti vuole che il suo ingresso a Palazzo dei Priori risalga al 10 giugno 2013, giusto 5 anni prima le elezioni comunali 2018. Lo abbiamo intervistato, alla vigilia della chiusura del suo mandato. Errori, soddisfazioni, le sue intenzioni di voto, le sue amarezze e i tratti di della Viterbo che il Sindaco ha voluto lasciare.

 

Michelini sono gli ultimi giorni in cui sarà chiamato “Sindaco”, come li sta vivendo?

“Li vivo con normalità, ora c’è meno impegno essendoci rimasta quasi solamente la gestione ordinaria da portare avanti. Vivo questo momento con un po’ di distacco, soprattutto verso la campagna elettorale che la vivo da cittadino. Ora mi sto già vedendo dall’altra parte”.

 

Da cittadino cosa vorrebbe dal nuovo Sindaco di Viterbo?

“Ho cercato di capire cosa propongano i candidati dai programmi che hanno presentato. Onestamente non vedo grosse differenze tra le varie proposte, né grandi idee. Mi pare si insista molto sulla valorizzazione della città, sul Teatro dell’Unione, che era considerato perso e ora invece è un valore inestimabile per Viterbo. La mia Amministrazione in questo ha dato un indirizzo, spero che qualcuno lo porti avanti. In generale però non mi sembra che i candidati si distinguano molto l’uno dall’altro”.

 

Lei che cosa si ricorderà di questi 5 anni?

“Personalmente è stata un’esperienza positiva con molto impegno e difficoltà politiche. Quando mi sono candidato ho fatto una lista che si chiamava Oltre Le Mura, che voleva guardare oltre i confini della Città nella quale ho sempre vissuto e penso che questo concetto ha lasciato qualche cosa: in particolare la consapevolezza che Viterbo abbia la possibilità di concorrere con le altre città in Italia. Volevo una città meno chiusa e più consapevole di se stessa. Volevo che cambiasse la percezione della Città da parte dei viterbesi: questa è stata la mia scommessa e questo è il significato di questa mia intrapresa”.

 

A livello di cose fatte, cosa ricorda con piacere?

“Ho trovato una città che c’aveva l’arsenico nell’acqua, il Museo e il Teatro chiusi, la situazione della Terme senza un minimo ordine, il centro storico aperto alle auto, il Poggino abbandonato. Qualcosa è stato fatto e queste cose contano, e serviranno.

 

Per le Terme, ha subito critiche, in realtà…

“Quando sono arrivato si voleva tornare alla gestione pubblica delle Terme ex Inps, nonostante il Senato avesse già detto che i costi sarebbero stati di 8\10 volte più alti rispetto alla gestione privata. Ecco perché furono chiuse. Noi abbiamo fatto cambiare la legge regionale, pubblicato l’advisor al quale hanno risposto 4\5 proposte. Ora andrà valutato il piano di rilancio e partirà il bando. Ora è sostenibile. Questo è il mio contributo in questa vicenda”.

 

Cosa cambierebbe se tornasse indietro?

“Di errori se ne fanno tanti. La vita è fatta di molti errori, c’è sempre qualche cosa che viene fatta bene e qualcosa che viene fatta male. Alcune cose non le rifarei, ma ci sta nella storia nella vita di ciascuno. Io volevo guardare oltre. Forse avrei dovuto maggiore comunicazione, me lo avete anche criticato, ma penso sia un peccato veniale. Del mio programma mi è dispiaciuto per Tuscia Expo e per il Centro Agroalimentare: pensavo di mettere insieme queste opportunità e se la politica riuscisse trasversalmente a rivalutarle credo possano dare sviluppo culturale, sociale ed economico a Viterbo. Potrebbe essere ancora una occasione valida. Poi dovevo avere un rapporto diverso con la Politica e in questo ho vissuto momenti di difficoltà”.

 

La politica l’ha guardata sempre da lontano, almeno a parole, ma poi ci è finito in mezzo

“Volevo dimostrare di essere un amministratore e non un politico. Quando ho preso la scelta di diventare coordinatore dei Moderati e Riformisti, me ne sono reso conto tardi che in quella situazione non dovevo prendere una parte politica. È stato un errore. Io venivo da un’altra politica però, quella che conoscevo io era più rispettosa e prima di prendere le misure mi ci è voluto del tempo e in questo ho sbagliato. Una volta superati questi problemi politici, sono riuscito a distaccarmi e a lavorare meglio. Forse dovevo farlo prima, ma nessuno nasce imparato, come si dice a Viterbo”.

 

Come ha vissuto lo strappo tra Francesco Serra e Luisa Ciambella?

“È uno strappo che non ho mai augurato. Io sono per le coalizioni e per fare il Sindaco serve uno sforzo di questo tipo. Io non so di chi sia la colpa, ma mi auguravo che l’empasse si superasse con una candidatura unitaria. Per fare il sindaco ci vuole una convergenza più ampia rispetto ad un solo partito”.

 

Che consiglio darà al suo successore?

“Il Sindaco è la persona che sta più vicino al cittadino e sta sempre in trincea, da molti punti di vista. Il mio consiglio è quello di riuscirsi a distaccare, di avere una presenza oggettiva in Città. Il rischio è quello di viversi male questa esperienza e di avere il giusto distacco per non perdere la lucidità”.

 

Chi vincerà il 10 giugno?

“L’unica cosa certa credo che sia che ci sarà il ballottaggio. Ne sono abbastanza convinto. Ma poi il ballottaggio è una partita a sé. È un’altra elezione ed è imprevedibile”.

 

Lei che farà?

“Vado a votare, ovviamente”.

 

Chi?

“Quando fai il Sindaco conta quello che fai e quello che lasci. C’è qualcosa da finire ancora, e spero che lo faccia qualcuno che viene dalla mia storia, ma se le cose le finisce chi era all’opposizione, sono contento ugualmente”.

 

Quindi?

“Mi fermo qui. Sono neutrale nella campagna elettorale. Non posso dire chi votare, ma sicuramente non voterò chi mi ha combattuto”.

 

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