Il pane del Giubileo impastato con farine “made in Tuscia”

Il pane del Giubileo impastato con farine “made in Tuscia”

Le farine scelte della Tuscia faranno da ingredienti per il "pane dell'accoglienza", pensato per il Giubileo. Sarà possibile, in 45 forni romani, lasciare la "pagnotta sospesa". Così come accade a Napoli per il caffè.

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Croce francescana (tau), farine macinate a pietra a chilometro zero e un profumo fragrante: è il “Pane dell’accoglienza” per il Giubileo. Il tutto impastato con farine “made in Tuscia” e generosità. Quella che serve per comprare una pagnottina di pane da 2 euro e lasciarla a chi verrà dopo, specie se ha più bisogno.

E’ il pane del Giubileo che si sta preparando in alcuni forni romani in vista dell’anno santo straordinario voluto da Papa Francesco dall’8 dicembre. A parte il nome, segno identificativo sarà la croce francescana incisa sulla crosta. Coinvolti finora nell’iniziativa circa 45 forni aderenti a Cna Lazio, che poi saranno indicati su una cartina di Roma realizzata ad hoc e distribuita a pellegrini e turisti.

Interessante l’idea dei fornai di venderlo come il caffè sospeso a Napoli: uno lo paga e un altro lo mangia, per cui nei 365 giorni del Giubileo le pagnotte “sospese” saranno messe a disposizione di fedeli e associazioni che aiutano persone in difficoltà. A parte la generosità, c’è la qualità del cibo, assicurano i fornai.

Si tratta di un pane a lievitazione naturale fatto con un trittico di farine (semola di grano duro, farina di grano tenero e integrale) che vengono dalla zona di Viterbo, Tarquina e Cerveteri e si conserva per 4-5 giorni. Merito degli ingredienti e della lavorazione: dopo le prime 6-7 ore di lievitazione, dall’impasto si formano pagnotte da mezzo chilo che vengono lasciate lievitare per altre due ore.