Il film su Pino Daniele ignorato da tutta la Tuscia. Storia di un declino culturale

Il film su Pino Daniele ignorato da tutta la Tuscia. Storia di un declino culturale

Vedi sul sito ufficiale le sale che lo ospitano e le trovi dappertutto, da Caltanissetta a Cuneo, dalle Alpi a Lampedusa tranne che a Viterbo. Pensi di non aver visto bene, ricontrolli, una due, tre volte: purtroppo non ti eri sbagliato, la proiezione del film sia nella città dei Papi che in tutta la Tuscia non è prevista.

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di Pasquale Bottone

 

 

Esce un film bellissimo su Pino Daniele, “Il tempo resterà”, un collage meraviglioso di parole, musica, immagini, ricordi, illustri collaborazioni che caratterizzarono negli anni l’irripetibile e luminosa carriera dell’indimenticabile “Pinotto blues”.

Vedi sul sito ufficiale le sale che lo ospitano e le trovi dappertutto, da Caltanissetta a Cuneo, dalle Alpi a Lampedusa tranne che a Viterbo. Pensi di non aver visto bene, ricontrolli, una due, tre volte: purtroppo non ti eri sbagliato, la proiezione del film sia nella città dei Papi che in tutta la Tuscia non è prevista.

E allora un senso forte di indignazione ti assali, ti arrabbi come se avessi subito un affronto personale: d’accordo ti diranno che sono sensazioni che ti imprigionano perché sei napoletano, perché pensi che ignorare un personaggio che ha fatto la storia della musica popolare non solo al Sud, ma ben oltre la penisola, sia quasi un “reato”, perché è cosa tua, ti appartiene e ignorando lui hanno ignorato una cultura, un popolo, un momento di arte vera e pulsante, una pagina di bellezza e pura creatività senza barriere.

Ma non è così, è che vivi a Viterbo ormai da 15 anni e sei stufo di dover puntualmente verificare che una città d’arte meritevole di miglior sorte venga puntualmente esposta a così brutte figure, anno dopo anno, in continuazione, in un crescendo involutivo; e ti poni subito la domanda: ”possibile che tra esercenti, gestori o proprietari dei pochissimi cinema presenti tra città e provincia nessuno abbia pensato che da un evento così significativo e commovente Viterbo non andava assolutamente esclusa?

Possibile che qualcuno abbia creduto che non ci fosse una utenza interessata allo spettacolo? Si rimane davvero interdetti dinanzi ad una programmazione così lacunosa, banale, piena zeppa di film di cassetta e nulla più. Non solo come napoletano, ma anche come viterbese la cosa mi indigna: perché ho la netta sensazione che nella città in cui vivo oltre alle sagre estive provincial-popolari condite di “bignamismo editoriale”, alle “ludoteche festive di piazza” per famiglie numerose e poco esigenti e ad altre mille iniziative buttate lì per alimentare “il gioco dei favori” e dei soliti familismi, continuerà a mancare ogni progettazione seria, ogni evento che la colleghi al resto d’Italia.

Per questo mi fa orrore e mi fa vergognare che un film come “Il tempo resterà” non abbia trovato spazio non solo nel capoluogo, ma in tutta la provincia, quasi vivessi in un una parte d’Italia ignorata da Dio e dagli uomini. Viterbo merita di diventare una “città normale”, al momento purtroppo non lo è.

Natale Viterbo