Il bestiario della neve a Viterbo: intolleranti, piatti, rilassati e la frangia migliorista del PCI

Il bestiario della neve a Viterbo: intolleranti, piatti, rilassati e la frangia migliorista del PCI

Una notte di neve e tre giorni di panico. Questo quanto accaduto a Viterbo in queste ore che ci separano da domenica, quando ancora il piccolo mondo del capoluogo della Tuscia era tutto "normale". E in questo arco di tempo ne abbiamo viste e ascoltate di tutti i colori. Tutti legati e combinati al bianco della neve e del ghiaccio che hanno dato sfoggio di sé sulle strade della città.

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Una notte di neve e tre giorni di panico. Questo quanto accaduto a Viterbo in queste ore che ci separano da domenica, quando ancora il piccolo mondo del capoluogo della Tuscia era tutto “normale”. E in questo arco di tempo ne abbiamo viste e ascoltate di tutti i colori. Tutti legati e combinati al bianco della neve e del ghiaccio che hanno dato sfoggio di sé sulle strade della città.

Così ci è venuto spontaneo tirare giù uno dei nostri “bestiari”. Un breve scritto dove raccontare le varie tribù che sono in qualche modo emerse intorno al totem della neve.

Gli intolleranti. Incazzati neri, sono incazzati neri. Anche se abitano in via Ficulle, sperduta nei meandri del centro storico, sono capaci a tre ore dalla nevicata di andare fuori di testa se una ruspa non gli ha pulito lo zerbino di casa. La neve per loro è come la sabbia sotto i piedi per quelli che odiano il mare e quando ci vanno (perché magari costretti dalla bionda conosciuta nel locale) si portano il Folletto per pulire il telo da mare dai granelli smossi dal vento.

Gli infervorati politicizzati. Altra categoria di quelle che fanno casino. In tempi antichi avrebbero fomentato il quartiere in fila al negozietto sotto casa per comprare le salsicce. In questi tempi postmoderni hanno però una piazza “di spaccio” straordinaria: i social. Da lì sviluppano letture politiche e attaccano il politico di turno. In genere tanto livore è giustificato dal fatto che appartengono alla parrocchia opposta e in Italia, si sa, la campagna elettorale non conosce stagioni. A questa categoria, in questo momento storico a Viterbo, appartengono frange e brandelli del centrodestra. Sono un po’ come lo smemorato di Collegno, o fanno finta, e se tiri fuori il file “2012 Giulio Marini” negano ci sia mai stato un 2012 e un tizio chiamato Marini a Viterbo.

I piatti. Quelli della serie: “Ah sì nevica!”.

I poeti. Della serie: “Quanta bellezza”. “O Dio che bellezza”. “Guarda le barbe sulle fontane”. “Che spettacolo il giardino del Paradosso tutto bianco”. “Che spettacolo, guarda l’armonia di quel femore del vecchietto appena caduto e andato in pezzi. Pezzi talmente sottili che sembrano polvere di marmo”…

I rilassati. Motto della categoria? “Scialla”. Per loro la nevicata è occasione per indossare la tuta e il giaccone del nonno. Se ne vanno in giro per la città con passo lento e magari con il cane al guinzaglio. Frase cult: “Che avranno da incazzarsi tutti questi, dopotutto è bello godersi un giorno di riposo”. “Ad averci il posto fisso garantito, dove magari non fai un c*zzo tutto il giorno è bello sì”, la risposta nazionalpopolare più gettonata.

La frangia migliorista del PCI. Ma che c’entra? I più si staranno chiedendo questo. Un genio che conosco, e a cui faccio omaggio di questa citazione, avrebbe detto: “C’entra sempre, fidati”. Beh la “frangia migliorista del PCI” è quella che minimizza il disastro che ha messo in scena la ciurma Michelini. Motivo? Prettamente ideologico: perché la sinistra non può avere fatto peggio della destra. Contenti loro …

Decarta racconta la Tuscia