Il “bestiario” del referendum, tra seguaci del no e del sì

Il “bestiario” del referendum, tra seguaci del no e del sì

Il referendum costituzionale è ormai alle spalle, anche se il clima è incandescente. Il fermento è alle stelle e lo scontro tra le diverse posizioni politiche prosegue. Abbiamo visto tante varietà umane, ognuna portatrice di un proprio stile di vivere il delicato passaggio elettorale. Così con La Fune abbiamo stilato un “bestiario” apposito, per fotografare tutta questa abbondanza.

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Sono stati giorni pesanti ma anche bellissimi, perché appassionati. Tante le prospettive, confluite nelle due caselle da sbarrare: Sì, No. Il referendum costituzionale è ormai alle spalle, anche se il clima è incandescente. Il fermento è alle stelle e lo scontro tra le diverse posizioni politiche prosegue. Abbiamo visto tante varietà umane, ognuna portatrice di un proprio stile di vivere il delicato passaggio elettorale. Così con La Fune abbiamo stilato un “bestiario” apposito, per fotografare tutta questa abbondanza.

“Gli etichettatori”. Li riconosci subito perché ogni volta che provi ad aprire il discorso con loro ti interrompono e ti mettono addosso un bel cartellino. “Sei di destra”, “sei un renziano”, “sei un grillino”. Nessuna argomentazione viene presa per quello che è. Tutto è acciuffato al volo, passato allo scanner delle categorie partitiche e subito esce la sentenza. Nessuno vi ha mai conosciuto così bene come “l’etichettatore”. Se vi sentiti confusi cercatene uno, pronunciate mezza parola e lui vi assegnerà un partito di riferimento. Beata semplificazione.

“I cinesi”. Non hanno mai pronunciato una parola sul referendum. Non gli interessa la politica? Impossibile, l’Italia è il Paese degli allenatori della nazionale e degli strateghi politici. L’arte dello spin-doctor è talmente inflazionata che alla fine, nella speranza di trovarne qualcuno vero, i nostri politici sono costretti a guardare oltre Oceano. Non li avete mai visti sbilanciarsi sul referendum per il semplice fatto che non potevano. Erano lì in attesa, sulla sponda del fiume. Solo una volta passato il cadavere si sono schierati contro di lui, sperticandosi in frasi tipo: “Era scontato”. Scontato sì, come la “paraculaggine”.

“Gli ultras”. Difficile capire se sono fastidiosi al limite, proprio lì sul confine dell’insopportabile, o semplicemente buffi. Nei loro ragionamenti, a sostegno del No o del Sì poco importa, non c’è niente se non una fede incondizionata in un partito o personaggio politico. Tutte le argomentazioni sperticate non sono altro che vernice logica, che ammanta dogmi sacri.

“I molestatori”. In questi ultimi giorni si sono davvero sbizzarriti, dando i migliori frutti sui social network. Queste lavagne interminabili sono diventati i luoghi dove dare libero sfogo alle proprie “crociate”. Vari gli dei in nome dei quali “hanno combattuto”: il futuro, la libertà, il progresso, la nazione. Se ti capitava di averli tra gli amici, chi non ne frequenta di questa gente, poteva capitarti di scrivere: “Oggi è una bella giornata”; e ritrovarti dopo tre secondi commenti del tipo: “Sei un renziano! Perché se non lo fossi stato avresti visto subito che siamo alla vigilia della fine del mondo. E sta per piovere, governo ladro!”.

“I menefreghisti”. Quelli della serie: “Tanto a me che me ne frega, io un lavoro ce l’ho”. E poi ti salutavano soddisfatti per andare a timbrare il cartellino. Loro un lavoro ce l’hanno, glielo ha trovato il politico di turno.

“I responsabili”. Alcuni hanno difeso la Costituzione, altri il futuro del Paese. Cosa è responsabile? Quello che credono loro, of course.

“I complottisti”. Sono andati alle urne con la gomma in tasca per vedere se le matite fornite ai seggi fossero cancellabili o meno. Qualcuno ha anche portato la penna. Evidentemente nessuno di loro ha mai fatto parte di un seggio.

“Gli imbonitori”. “Se voti sì il domani sarà pieno di fiori e zucchero filato”. “Se voti no sarai libero”. Che imbarazzo.

“I catastrofisti”. “Se voti sì diventeremo tutti schiavi di Renzi. “Se voti no domani si scateneranno sull’Italia le sette piaghe d’Egitto”. C’è chi sta aspettando l’arrivo delle cavallette, dice che fritte sono buone.

“I politicanti”. Cervello all’ammasso e disciplina di partito, anzi no di convenienza.

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