I reperti archeologici nascosti di Vasanello

I reperti archeologici nascosti di Vasanello

La fornace di Cesurli, rinvenuta per pure caso durante un disboscamento nel 1975, è un'importante testimonianza delle ceramiche vasanellesi

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In epoca romana il territorio di Vasanello fu un importante centro produttore di ceramiche; nel suo territorio sono difatti attestate archeologicamente numerosi fornaci di ceramica da mensa e laterizi, la più significativa delle quali è quella rinvenuta a Cesurli-Poggio della Mentuccia, toponimo localizzato poche centinaia di metri a sud della rupe meridionale del pianoro di Palazzolo.

Nel 1975, a seguito di un vasto disboscamento dell’area di Cesurli, venne casualmente scoperta una fornace di epoca augustea o tiberiana che produceva ceramica fine da mensa del tipo “terra sigillata italica”. In realtà già Angelo Pasqui nella carta archeologica d’Italia visitando l’area, riferendosi alla tradizione ceramica di Vasanello, scriveva: “sembra che tragga origine da antica tradizione e che fosse praticata in particolare dagli abitanti di Palazzolo. Infatti di fronte al pagus descritto sull’altra riva del fosso si incontrano numerosi scarichi di antiche fornaci”; “Vi si riconoscono vasi di pregevole fattura di creta rossa, privi di vernice e colorati di rosso ferrigno“; “ Questa località viene detta il Poggio della Mentuccia”.

La ceramica prodotta è molto simile a quella prodotta nello stesso periodo ad Arezzo; questo dato ha permesso di ipotizzare che questa officina fosse una filiale di quella aretina poiché si è a conoscenza del fatto che in questo periodo le officine aretine, data la crescente richiesta di prodotti finiti, avevano aperto numerose filiali in Gallia. Il sito usufruisce di una situazione geologica particolare che ha consentito ai ceramisti della zona di sviluppare la produzione di ceramiche fini ad impasto calcareo.

Lo scavo del butto della fornace ha portato alla luce ottanta casse di frammenti ceramici ascrivibili all’officina di Quinto Ancario e ha messo in evidenza il fatto che le fornaci, a termine del loro ciclo produttivo, sono state volontariamente destrutturate e messe in disuso per cui,oggi, oggi risulta visibile soltanto una vasca di decantazione delle argille. Sono state rinvenute oltre cento matrici che evidenziano come i motivi decorativi, figurati e geometrico floreali, derivino direttamente da Arezzo. I vasai locali, pur ispirandosi a quel tipo di decorazione, erano in grado di creare un proprio stile di qualità eccellente come dimostrato da una matrice con tralcio di vite firmata da Dardanus.

Altri artigiani dalle eccellenti qualità firmavano le loro opere che prediligono le decorazioni vegetali ispirate probabilmente dal bosco di Cesurli e, insieme alla manodopera specializzata, lavoravano molti schiavi i cui bolli rivelano il nome del proprietario dell’officina: Quintus Ancharius di Hortae (Orte), nel cui territorio era compreso Vasanello.

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