I nostri gloriosi esami di maturità – Il ricordo di Massimiliano Capo

I nostri gloriosi esami di maturità – Il ricordo di Massimiliano Capo

“Notte prima degli esami” cantava Antonello Venditti in una famosissima canzone, la stessa canzone che ha accompagnato gli esami di maturità di tanti ragazzi. Abbiamo deciso di condividere con i nostri lettori immagini e parole di quegli anni così frenetici, ma anche indimenticabili

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“Notte prima degli esami” cantava Antonello Venditti in una famosissima canzone, la stessa canzone che ha accompagnato gli esami di maturità di tanti ragazzi. Abbiamo deciso di condividere con i nostri lettori immagini e parole di quegli anni così frenetici, ma anche indimenticabili. A raccontare i propri esami di maturità personaggi noti della città, della provincia, della politica, della musica e della cultura viterbese e anche tutti coloro che vogliono, in poche righe, rimettere la sveglia indietro a quella mattina, quella stessa mattina che ha aperto la porta all’età adulta, quando tutto sembrava difficile, ma invece era incredibilmente facile.

Il primo ad inaugurare questi ricordi è Massimiliano Capo fotografo, dj, personaggio coloratissimo molto noto in città per il suo estro e la sua innata creatività, padrone di casa del Festival di Cultura digitale Medioera e, oggi in veste di ex alunno del Liceo Ruffini.

“Per me la maturità sono la professoressa Corsini (che ci ha lasciato troppo presto e che mi fa piacere ricordare) e il professor Polidori che, anche se alla maturità non ci ha accompagnato avendomi insegnato al quarto anno, ha segnato i miei anni di liceo ben oltre i pochi mesi trascorsi insieme. Entrambi mi hanno fatto scoprire il piacere della lettura, della riflessione, del non fermarsi di fronte agli ostacoli. Insomma mi hanno fatto venir voglia di studiare.

Non a scuola, che ho sempre trovato decisamente noiosa e per questo li ho fatti anche molto incazzare. Ho fatto la maturità nel 1985 al Ruffini e avevo da poco compiuto 18 anni. Avevo fatto, come si diceva a quei tempi, la primina

. Dalle suore, alla Beata Angelina. Leggevo il Manifesto, ero iscritto alla FGCI e me ne sarei andato dopo un anno approdando a Democrazia Proletaria. Le mie giornate erano divise tra politica, musica, libri e fumetti, Linus e frigidaire su tutto il resto. Per lo studio davvero poco tempo e soprattutto pochissima voglia. Il 43 su 60 finale testimonia di quanto poco mi fossi dedicato alla preparazione degli esami e di quanto poco me ne fossi preoccupato durante il corso dell’anno. Portai Inglese come prima materia e Italiano come seconda. Una scelta così originale che mi costo un incazzatura furibonda della Corsini e un esame così ordinario di cui ricordo solo le passeggiate ansiose nel corridoio, le infinite gite al bagno a far pipì dalla paura e il buio assoluto sulla mezz’ora che passai davanti alla commissione di cui ora che ne sto scrivendo mi rendo conto di non ricordare nulla: né volti, né domande. Il buio totale.

 Ricordo all’uscita un senso di liberazione così forte che me ne tornai a casa col mio Sì grigio in un tempo che mi sembrava sospeso e mi resi conto solo a metà pomeriggio che era finalmente finita: basta con orari, sveglie ad orari improbabili, interrogazioni, libri che non mi piacevano e via dicendo. Poi partii col mio amico Marino destinazione Costa Azzurra: viaggio in treno, zaino in spalla e una canadese come casa per le due settimane successive. Ero innamorato, non ricambiato, di Daniela e dopo una settimana tornai a casa rovinando la vacanza anche a Marino. La lontananza diceva Modugno è come il vento. A me sembrava invece così pesante da non poterla sopportare oltre.

 Non c’era Internet e tantomeno Facebook o Whatsapp: soffrivo in silenzio e ascoltavo senza sosta da un rudimentale registratore a cassette Cara di Lucio Dalla. E allora ripresi il treno, quello che all’incontrario va, e col povero Marino al seguito rientrammo in Italia. Mio padre ci prese a Civitavecchia che quasi per il sonno ci dimenticammo di scendere. Per un po’ l’amore, per me, non fu una cosa meravigliosa. E questa è la mia maturità.

 Auguri per la vostra.”

Massimiliano Capo