I diari della motocicletta – Io, te e le balene ad Andenes

I diari della motocicletta – Io, te e le balene ad Andenes

L'isola di Andoya ci aspettava per la promessa di un'uscita nel Mar Di Norvegia alla ricerca delle balene. Andenes è diventata una meta per gli appassionati di whale safari e di puffins safari, quei famosi uccelli buffi dal becco e zampe arancioni con corpo bianco e nero meglio noti come pulcinelle di mare.

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Giorno 14

L’isola di Andoya ci aspettava per la promessa di un’uscita nel Mar Di Norvegia alla ricerca delle balene. Andenes è diventata una meta per gli appassionati di whale safari e di puffins safari, quei famosi uccelli buffi dal becco e zampe arancioni con corpo bianco e nero meglio noti come pulcinelle di mare.

Altre cose da fare quassù, sempre nel circolo polare artico latitudine 69* nord, son ben poche eppure di turisti ne arrivano anche in pullman. Ci siamo imbattuti in flotte di italiani che più di tutti da queste parti si muovono in branco.

Un cielo aperto ci lascia ben sperare che l’uscita prenotata ieri si farà. La compagnia che abbiamo scelto per l’escursione in mare è la Hvalsafari la quale dà lavoro a ricercatori provenienti da tutto il mondo, noi ci abbiamo incontrato ben tre italiani che hanno scelto di venire qui, in questa piccolissima cittadina artica, a studiare il comportamento delle balene.

In realtà durante la visita guidata al museo dei Cetacei scopriamo che il termine inglese whale è un po generico, usato per indicare esemplari diversi. La nostra uscita è mirata all’avvistamento dei capodogli e precisamente degli esemplari maschi che vivono da queste parti perché trovano cibo in abbondanza mentre le femmine e i piccoli che allattano fino anche ai 5 anni se ne stanno in acque più calde in prossimità delle Canarie.

I maschi le raggiungeranno quando si avvicinerà il tempo giusto per la riproduzione, intorno ai 30 anni. La posizione di Andenes è strategica per avvistarli in quanto si trova in prossimità degli abissi marini, offrendo a questi cetacei sia la giusta profondità per le immersioni oltre all’abbondanza di calamari e pesce di cui i capodogli vanno ghiotti.

Ci dirigiamo a soli 17 chilometri dalla cost,a verso il canyon di Bleik, a bordo della nostra Reine. La ricerca dei grandi mammiferi segue i segnali sonori simili a dei click che arrivano a 245 db che i capodogli emettono per localizzare e stordire le loro prede. In poco meno di un’ora siamo nel punto giusto per iniziare a sentirli con dei microfoni subacquei.

Il primo avvistamento è lontano e è basato sul riconoscimento del tipico soffio del capodoglio: alto e inclinato a sinistra. Da mammifero anche lui respira aria e quando torna in superficie lo fa per più volte prima di tornare a immergersi. La nostra ricerca si affina e avviciniamo il primo esemplare: solo la voce del capitano che segnala l’avvistamento e poi il silenzio totale di noi osservatori, propensi a fotografare ogni prezioso istante della presenza del capodoglio in superficie. L’attesa si fa trepidante per l’ultimo gesto prima dell’immersione: quel colpo di coda necessario al capodoglio per mettersi nella giusta posizione e raggiungere di nuovo gli abissi. Di pinne all’insù ne vedremo ben tre. Ognuna più vicina dell’altra. Ognuna dopo un numero diverso di soffi d’acqua.

Lui arriva, respira e poi riparte e in quegli istanti senza tempo sembra la cosa più naturale di questo mondo esseri lì ad ammirare una balena. Solo dopo, nel viaggio di ritorno, ti rendi conto di dove eri e della grandiosa esperienza che ti troverai a poter raccontare come nelle migliori storie di avventura, anche noi dei piccoli Melville per un giorno.