I diari della motocicletta – Il viaggio da incubo per raggiungere il fiordo con il nome di sogno

I diari della motocicletta – Il viaggio da incubo per raggiungere il fiordo con il nome di sogno

Che in questo viaggio non ci fossero solo giorni felici lo avevamo messo in conto ma che quella giornata fosse capitata proprio oggi no.

ADimensione Font+- Stampa

Giorno 22

Che in questo viaggio non ci fossero solo giorni felici lo avevamo messo in conto ma che quella giornata fosse capitata proprio oggi no.

Le prime luci del mattino attraverso le grandi vetrate della nostra hitte d’epoca in mezzo alle montagne di Hjelle facevano presagire che quello di quest’anno sarebbe stato un ferragosto indimenticabile e, in un certo senso, è stato veramente così.

La stessa pianificazione dell’itinerario della giornata lasciava intendere quale direzione avremmo dovuto prendere ma in maniera del tutto cifrata. Così anche se “Tom” (il nostro navigatore TomTom) suggeriva che la strada per noi in programma non era da fare perché interrotta abbiamo scelto di affidarci a quello che riportava Google Maps e ai suoi percorsi.

E dunque siamo saliti in sella alla Poderosa per raggiungere il Sognefjord seguendo il piano originario che avevamo in mente. Effettivamente c’erano i lavori stradali in corso e abbiamo dovuto attendere un’auto apposita che faceva la spola tra i due punti di interruzione affinché ci guidasse oltre.

Il sole ben presto se n’è andato definitivamente lasciandoci a fare il viaggio sotto un cielo fitto di nuvole con l’aria fredda delle alte quote. Gli allevamenti liberi di pecore e maiali neri a bordo strada nelle curve a salire ci risultavano familiari dopo le trascorse esperienze di guida nell’Aspromonte italiano.

Nella discesa a valle che ormai aveva rubato tempo al nostro viaggio spuntava un uomo con il compito di rendere indimenticabile questo ferragosto. Ci invita ad accostare e anche se sono più o meno le 13,30 procede a fare l’alcol test. Rileva “00,00” -perfetto, esclama. Poi tira fuori il suo taccuino ed illustra la situazione. La velocità rilevata di 81 km/h superava i 60 km/h del rettilineo di avvistamento così sancisce per noi una multa di entità tale da farci maledire tutto il Sognefjord e rimporci il santo 15 agosto.

Il resto della giornata è stato un viaggio sotto la pioggia e il freddo cecchino, con l’attraversamento di un tunnel lungo ben 25 km con aree di sosta illuminate come se fossero scenografie e l’incredibile temperatura di 20 gradi all’interno. Questa sarebbe stata la temperatura più alta registrata lungo questa tratta, dentro una galleria appunto, una piccola oasi in cui ci siamo concessi anche una sosta tanto ci mancava il tepore atmosferico. All’uscita della galleria rivedere la luce è stato come risvegliarsi dalla notte in maniera inaspettata tanto il buio era diventato scontato.

Per mettere a dormire al più presto questa giornata cerchiamo il primo posto disponile dove passare la notte, tanto speciale che si è trattato dell’unico giorno in cui non abbiamo prenotato in anticipo trascinandoci fino alla sera anche questo compito non facile.

L’ultima cabina di un camping nei monti di Aurland è la nostra, freddo e pioggia sono ancora là fuori quando ci addormentiamo sfiancati e sconcertati per la giornata da incubo trascorsa verso il fiordo che aveva il nome di un sogno.

Banner
Banner
Banner