Gli scavi di Vulci regalano altri tesori. Viene alla luce un corredo principesco intatto e deposto 2800 anni fa

Gli scavi di Vulci regalano altri tesori. Viene alla luce un corredo principesco intatto e deposto 2800 anni fa

I reperti che hanno accompagnato il defunto nel suo ultimo viaggio sono straordinari: oltre alla corta lancia in ferro con spirale di anelli bronzei all'impugnatura, allo spiedo a due punte e al reggivasi in ferro con ancora alcune tazze e ciotole inserite negli agganci, ad alcune ceramiche tra le quali si segnala la presenza di un'olla (vaso panciuto con coperchio) dipinta 'red on white' del Gruppo Bisenzio.

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La terra di Vulci regala al mondo un altro grande tesoro, una sepoltura principesca dell’VIII secolo avanti Cristo. La notizia è stata diffusa in queste ore e viene dagli scavi della necrepoli di Poggetto Mengarelli.

Gli archeologi si sono trovati di fronte a un corredo ancora intatto e deposto circa 2800 anni fa per onorare la memoria di un facoltoso membro della nascente aristocrazia etrusca. La ricchezza della zona di Vulci è davvero straordinaria. Ci troviamo in un complesso che ha avuto un ruolo importante nell’antica civiltà, una sorta di “Montecarlo dell’epoca”.

I reperti che hanno accompagnato il defunto nel suo ultimo viaggio sono straordinari: oltre alla corta lancia in ferro con spirale di anelli bronzei all’impugnatura (oramai una costante delle tombe maschili di questo periodo, notano gli archeologi) allo spiedo a due punte e al reggivasi in ferro con ancora alcune tazze e ciotole inserite negli agganci, ad alcune ceramiche tra le quali si segnala la presenza di un’olla (vaso panciuto con coperchio) dipinta ‘red on white’ del Gruppo Bisenzio (il riferimento è a una città etrusca su lago di Bolsena), spuntano alcuni bacili di bronzo contenenti residui organici probabilmente relativi all’ultimo pasto cioè quello mai consumato. Altri oggetti di rilievo sono un vaso biconico in bronzo con coperchio a palla sormontato da un elmo crestato decorato a sbalzo contenente le ceneri dell’importante personaggio ed uno stamnos (contenitore) in bronzo con coperchio decorato a sbalzo, forse contenente altre ceneri di qualche parente prossimo.

“La complessa forma antropomorfa del cinerario biconico risulta un unicum nel panorama dei ritrovamenti del periodo e conferma ancora una volta la volontà dei signori vulcenti di provvedere ad una ricercata rappresentazione del corpo del defunto non più esistente a causa del rito funerario dell’incinerazione” – ha affermato Carlo Casi, Direttore Scientifico di Fondazione Vulci.

“Un altro importante tassello utile alla conoscenza della civiltà etrusca che emerge dagli scavi in corso a Vulci in questo momento. Ogni giorno vengono alla luce piccole e grandi storie che ci aiutano a comporre un quadro che ancora per molti versi ci sfugge” ha commentato Alfonsina Russo, Soprintendente per l’Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale.

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