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Gli insegnamenti (trascurati) del voto disgiunto

Gli insegnamenti (trascurati) del voto disgiunto

C'è un aspetto abbastanza trascurato (chissà perché...) della recentissima consultazione elettorale a Viterbo: il voto disgiunto. Cioè la possibilità, per l'elettore, di scegliere un candidato sindaco e di dare la preferenza a candidati consiglieri di liste che appoggiano un altro aspirante primo cittadino

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C’è un aspetto abbastanza trascurato (chissà perché) della recentissima consultazione elettorale a Viterbo: il voto disgiunto. Cioè la possibilità, per l’elettore, di scegliere un candidato sindaco e di dare la preferenza a candidati consiglieri di liste che appoggiano un altro aspirante primo cittadino. In sintesi, anzi in numeri (che contengono una verità intrinseca e incontrovertibile), l’opzione di cui sopra ha colpito maggiormente l’esponente del centrodestra Giovanni Arena (40,22% al candidato sindaco, 44,76 alle liste che lo sostenevano: -4,54%) e in misura minore l’esponente del Pd Luisa Ciambella (10,89% all’ormai ex vice sindaco e 12,47 alle liste di sostegno: -1,58%). Tutti gli altri hanno invece tratto vantaggio dal voto disgiunto. A goderne soprattutto, la viterboventina Chiara Frontini (17,56 personale a fronte del 14,65 delle liste: +2,91%) e il vivaviterbicolo Filippo Rossi (8,15 contro 6,66: +1,49). Per gli altri, scarti di qualche frazione di punto percentuale a favore che nella sostanza cambiano poco. Insomma del complessivo 6,12% di voto disgiunto, la gran parte si è concentrata su Rossi e Frontini.

Non è difficile intuire i motivi di tale fenomeno (e non c’è bisogno di essere esperti di flussi elettorali): le candidature di Arena e Ciambella non erano particolarmente azzeccate. In soldoni, invece di portare valore aggiunto, lo hanno sottratto. E dunque le remore soprattutto della Lega da una parte e dei serriani dall’altra si sono dimostrate tutt’altro che infondate.

Detto tutto questo, entrambi i candidati penalizzati dal voto disgiunto si sono ben guardati dall’intervenire su questo non secondario aspetto: meglio glissare. A mezza bocca nel centrodestra, diversi autorevoli esponenti confessano in segreto che con un candidato diverso (Sabatini? Usai?) le cose sarebbero andate diversamente, addirittura con un successo già al primo turno. Non c’è controprova e quindi si tratta di opinioni in libertà, rispettabilissime ma non suffragate da prove.

In area Pd, ci pensa l’esilarante (e, per certi versi, patetica) Pravda di Pianoscarano che si distingue come sempre per imparzialità e autorevolezza e che preferisce attraverso i suoi anonimi commentatori (non giornalisti, per carità, perché si tratta di professione troppo nobile per essere praticata da cotanti dilettanti allo sbaraglio) sfruculiare in casa altrui senza abbozzare uno straccio di analisi nella clamorosa debacle democratica. Qualche esempio recentissimo? La Frontini, se vince, non avrà la maggioranza in consiglio comunale; Rossi ha perso 1600 voti rispetto a 5 anni fa; la sinistra vintage è al capolinea; Santucci e Fondazione arretrano. E la batosta in casa propria, condita pure dal sorpasso di Serra sulla Ciambella? E la sede provinciale chiusa e senza un segretario da mesi? “Quisquilie, pinzallacchere…”, direbbe Totò. Se esistessero i militanti di una volta, non ci sarebbero dubbi: prenderebbero metaforicamente i forconi e caccerebbero a pedate nel sedere i protagonisti di questo sfacelo. Tutti, nessuno escluso.

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