Giovani della Tuscia dove siete? – Luca Profili (vicesindaco Bagnoregio): “Rimettiamo la parola futuro al centro della discussione”

Giovani della Tuscia dove siete? – Luca Profili (vicesindaco Bagnoregio): “Rimettiamo la parola futuro al centro della discussione”

Dove sono? Cosa pensano? Cosa possono fare per decidere il futuro del territorio le giovani generazioni e perché non lo stanno sostanzialmente facendo, rimanendo al margine dei luoghi delle decisioni. La Fune ha aperto uno spazio di riflessione e dibattito sull'argomento, invitando sostanzialmente tutti a intervenire. Basta scrivere il proprio intervento a [email protected]

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Dove sono? Cosa pensano? Cosa possono fare per decidere il futuro del territorio le giovani generazioni e perché non lo stanno sostanzialmente facendo, rimanendo al margine dei luoghi delle decisioni. La Fune ha aperto uno spazio di riflessione e dibattito sull’argomento, invitando sostanzialmente tutti a intervenire. Basta scrivere il proprio intervento a [email protected] 

Cerchiamo il parere di giovani amministratori, di persone di altre generazioni. Politici, giornalisti, pezzi di società civile. Ci interessano tutti i pareri. Ecco l’intervento che ci ha inviato in redazione il vicesindaco di Bagnoregio Luca Profili. 

 

C’è una frase di Epicuro nella sua “Lettera sulla felicità” a Meneceo che dice “ricordiamoci poi che il futuro non è del tutto nostro, ma neanche del tutto non nostro”.

E’ diverso tempo che mi interrogo su quanto ci sia di vero o meno in questa frase, e il pensiero è subito andato alla solitudine che provo quando mi guardo intorno e vedo così pochi miei coetanei, non solo occupare incarichi istituzionali, ma più in generale occuparsi di cosa pubblica, a tutti i livelli.

Credo che il tema del disinteresse dei giovani per la politica sia quantomai attuale ma allo stesso tempo preoccupantemente trascurato. Mi chiedo anche, spesso, quale sia il vero motivo o meglio, i veri motivi, di un menefreghismo così grande. Di certo c’è che è un tema complesso, alla quale non ho la presunzione di saper rispondere.

Però ci tenevo a portarlo di nuovo alla ribalta, per poter riflettere, per poter capire, per poter mettere di nuovo questa parola meravigliosa e cioè “futuro”, al centro della discussione. Questo mio pensiero, non vuole essere una “chiamata alle armi” della mia generazione verso quella che ci ha preceduto, ma ha come solo obiettivo quello di poter fare la mia piccola parte nel convincere i miei coetanei che occuparsi del nostro presente ma anche e sopratutto del nostro futuro, non dipende da nessuno se non da noi.

Vuole essere anche un modo per dire che forse è ora di smetterla di prendersela sempre con le scelte che vengono dagli altri, se poi noi spesso siamo i primi a non volerne sapere niente, di quelle stesse scelte. Sto scrivendo anche perché mi sento in colpa, sì, perché forse avendo avuto la fortuna, il privilegio, di poter partecipare attivamente alle decisioni del mio paese, avrei dovuto raccontare prima quanto è bello confrontarsi con le persone, di quanto è bello ascoltare, di quanto è bello avere sogni, desideri, e vederli, con impegno e passione, realizzati.

C’è sacrificio è vero, perché essere soggetti al giudizio delle persone, esprimere le proprie idee, difenderle, portarle avanti richiede anche la pazienza di accettare le critiche ma anche la bellissima opportunità di contribuire a migliorare il luogo dove viviamo, e questo, ognuno nel proprio piccolo, può riuscire a farlo. Già, perché credo che sia compito della politica anche e sopratutto rivolgersi a coloro che non sono classe dirigente, che magari non lo diventeranno mai, per convincerli a partecipare.

Non sono iscritto a nessun partito, proprio perché credo che nella valutazione della disaffezione dei giovani alla cosa pubblica abbiano giocato un ruolo fondamentale, in negativo. La loro struttura oligarchica, non ha consentito nel corso degli anni il ricambio necessario, fondamentale a creare le basi per un futuro migliore, anche per i partiti stessi. Hanno spesso predicato bene e poi razzolato male, abusando della parola “democrazia” limitandosi a chiamare i giovani alle urne ma trascurando i veri bisogni per cui la gente esigeva delle risposte.

La politica non ha capito noi giovani, e noi, ci siamo progressivamente allontanati, con delusione. Per questo credo che ora servirà uno sforzo enorme, e ciò implicherà una responsabilità che qualcuno dovrà prendersi. E’ vero, la mia generazione, più di qualsiasi altra, ha pagato la mancanza di una visione della classe politica degli ultimi 30 anni, però ritengo che questo debba essere un valido motivo per diventare protagonisti del presente, per non delegare sempre agli altri la possibilità di scegliere anche per noi.

La mia promessa è quella di continuare a occuparmi di cosa pubblica anche quando non ricoprirò un incarico istituzionale e nel frattempo, nei due anni che mi separano a quel giorno, continuare a raccontare di quanto è gratificante e bella un’esperienza come quella che sto vivendo. Non nego che ci sono giorni in cui mi chiedo chi me l’ha fatto fare, in cui i tempi della burocrazia sembrano infiniti, in cui i problemi sembrano irrisolvibili, poi però giro gli occhi verso l’immagine dei giudici Falcone e Borsellino che ho sulla scrivania e mi convinco che è giusto andare avanti, sopratutto per chi come loro, per lasciare un’Italia migliore, ha sacrificato la loro vita.

Come diceva proprio Borsellino “Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.”

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