Giovani della Tuscia dove siete? De Simone (Confartigianato): “Ragazzi, mettete la faccia sul vostro futuro”

Giovani della Tuscia dove siete? De Simone (Confartigianato): “Ragazzi, mettete la faccia sul vostro futuro”

Dove sono? Cosa pensano? Cosa possono fare per decidere il futuro del territorio le giovani generazioni e perché non lo stanno sostanzialmente facendo, rimanendo al margine dei luoghi delle decisioni. La Fune ha aperto uno spazio di riflessione e dibattito sull'argomento, invitando sostanzialmente tutti a intervenire. Basta scrivere il proprio intervento a [email protected]

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Dove sono? Cosa pensano? Cosa possono fare per decidere il futuro del territorio le giovani generazioni e perché non lo stanno sostanzialmente facendo, rimanendo al margine dei luoghi delle decisioni. La Fune ha aperto uno spazio di riflessione e dibattito sull’argomento, invitando sostanzialmente tutti a intervenire. Basta scrivere il proprio intervento a [email protected]

Cerchiamo il parere di giovani amministratori, di persone di altre generazioni. Politici, giornalisti, pezzi di società civile. Ci interessano tutti i pareri. Ecco una riflessione inviata in redazione dal direttore di Confartigianato Viterbo Andrea De Simone.

 

Quando gli amici de La Fune mi hanno chiesto di dire la mia sul dibattito che stanno portando avanti intorno ai giovani della Tuscia, che condividono evidentemente le stesse paure ma anche le stesse speranze dei loro coetanei di altri territori, il primo pensiero è andato a quel povero trentenne che ha deciso di togliersi la vita perché senza lavoro e senza speranza, mettendo addirittura la firma e indicando i colpevoli del suo suicidio.

Già il lavoro, quella parola sulla bocca di tutti da diventare quasi banale, ma su cui come dice l’articolo 1 della nostra Costituzione è fondata la Repubblica, quel lavoro senza il quale, ogni persona superata la prima giovinezza perde la propria dignità.

Una generazione quella dei ventenni/trentenni che soffre altresì un welfare indirizzato soprattutto verso gli anziani, si pensi che per ogni euro speso per giovani e famiglie, se ne spendono 11,34 per pensioni e sanità per anziani. Già il popolo dei ragazzi paga inesorabilmente il conto a un Paese che per decenni ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità e penalizzato negli ultimi anni da una politica che ha indirizzato le proprie attività non nell’ottica di una strategia di lungo periodo ma piuttosto verso biechi ritorni elettorali nel breve (leggasi Jobs Act).

C’è da dire anche che per tanti anni la nostra convinzione ci ha portato a dire ai giovani che prima si studia poi si lavora, si è pensato e forse ancora si pensa che lo studio è superiore al lavoro, che chi studia non lavora e chi lavora non studia più. Beh dobbiamo avere il coraggio di dire ai ragazzi che non è quella la strada per il loro futuro. Che abbiamo tanti aspiranti avvocati commercialisti, medici, ingegneri ma poca cultura d’impresa; il tempo della formazione e quello del lavoro devono essere in parallelo e non in serie, e anche la scuola deve fare il suo tornando a valorizzare la formazione tecnica che comprenda e non escluda le conoscenze e le competenze della tradizione manifatturiera italiana.

Stiamo vivendo un inizio di post crisi che rassomiglia al dopo guerra, niente dal punto di vista economico e del lavoro tornerà come prima, ma i ragazzi e i giovani devono saper guardare al cambiamento in modo positivo e propositivo, lo scoramento e la disaffezione verso chi li guida debbono essere messi da parte e bisogna invece “metterci la faccia” .

Già mettere la faccia sul proprio futuro, che non vuol dire fare rivoluzioni o scoperchiare il tetto delle istituzioni come un conclave di antica memoria ma anzi portare il “proprio” mattone per avere una politica migliore. Non tutti devono diventare parlamentari ma portare il proprio contributo in tante reti e strumenti di sussidiarietà come anche le associazioni di categoria; già il mio mondo, un mondo che mi ha permesso di diventare direttore a 34 anni e a fare spero qualcosa di utile, a portare “il mattone” per le tante realtà imprenditoriali della mia città.

Andrea De Simone

 

 

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