Frattura Comune-Sodalizio, una ferita sulla città. A Michelini il dovere di sanarla

Frattura Comune-Sodalizio, una ferita sulla città. A Michelini il dovere di sanarla

Sullo sfondo della giornata di ieri è emersa forte la spaccatura tra Comune di Viterbo e Sodalizio dei facchini. Un male per l'intera città, a cui Leonardo Michelini deve porre rimedio.

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C’è una ferita che spacca la città, la frattura tra Comune e Sodalizio. Tutto venuto fuori per una serie di comportamenti poco azzeccati da parte dell’amministrazione, con un momento che ha segnato il casus belli: le parole di alcuni pezzi della maggioranza che sono state poco gradite dai facchini. Il tutto nella cornice della discussione sulla composizione della commissione chiamata a decidere l’erede di ‘Fiore del Cielo’.

Poi tutta una serie di azioni e reazioni. I soldi per il Museo del Sodalizio arrivati in ritardo che hanno portato per un periodo alla chiusura dello stesso. Un fatto spiacevole già verificatosi in epoca Giulio Marini. Le targhe del pranzo del Sodalizio del 2013 non pagate dal Comune e la sostituzione del logo di Palazzo dei Priori con quello della Banca di Viterbo nel 2014. Sempre il pranzo, che da tradizione è sempre stato pagato dal Comune, non pagato nel 2013 e il non invito degli amministratori a quello del 2014.

Il giovin consigliere del Pd che ha seminato un po’ di zizzanie, poi l’invito dell’onorevole Giuseppe Fioroni a sanare questa situazione. Il rilancio del sindaco Leonardo Michelini, ma a cui poi non sono seguite azioni forti. Le dichiarazioni dei facchini che lasciano poco ben sperare per il prossimo 3 settembre: “Le nostre strade si dividono, ci rincontreremo sotto la Macchina”.

Durante i funerali di Celestini il problema è in qualche modo riaffiorato. E’ venuto a galla per un momento durante il discorso di Mecarini: “Oggi il Sodalizio è importante grazie a Nello, anche se qualcuno a volte se lo dimentica”. Subito dopo ha preso la parola Michelini, che ha ricordato con commozione l’esempio positivo di Nello. “Il 3 settembre i facchini sono gli eroi della città”, ha riconosciuto il sindaco. Il suo discorso si è chiuso così: “Qualche sera fa ero a una cena dove c’erano anche dei facchini che stavano sotto la Macchina quel settembre del 1986. Nello disse una cosa semplice: “Non è successo niente, tiriamo su questa Macchina”.

Sarebbe bello se quella ferita tra Comune e Sodalizio si chiudesse con la stessa semplicità efficace che ha caratterizzato la vita di Nello Celestini. Sarebbe bello se il sindaco riuscisse a costruire la strada della pacificazione, andando lui, lui che ha la responsabilità della città di Viterbo, a tendere la mano e a correggere gli sbagli del passato. Così da poter dire il prossimo 3 settembre: “Non è successo niente, tiriamo su questa Macchina”.