Fioroni lobbista per Cerroni? Affari taliani racconta il maxi-processo sui rifiuti

Fioroni lobbista per Cerroni? Affari taliani racconta il maxi-processo sui rifiuti

Scrive Affari Italiani: “Realacci, Rutelli, Fioroni: sarebbero stati loro, secondo l'accusa guidata da Alberto Galanti - scrive Affari Italiani - i tre nomi chiave che avrebbero dovuto aiutare Cerroni"

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Le pressioni di Cerroni su politici e istituzioni per spianare la strada alla costruzione di un nuovo impianto di gassificazione ad Albano. Con lo zampino di Giuseppe Fioroni?

A scriverlo è Affari Italiani che racconta di come l’azione del patron di Malagrotta, Manlio Cerroni, sarebbe stata esercitata “attraverso . scrive Affari Italiani qui – una vera e propria strategia di lobbing e relazioni con politici di alto livello per assicurare alla Regione Lazio un impianto  di trattamento dei rifiuti da realizzare con Ama e Acea”. Questa, quantomeno, è la tesi dell’accusa “emersa – prosegue Affari Italiani – durante l’udienza del maxiprocesso sui rifiuti iniziato ormai nel giugno 2014 e che si appresta ad entrare nel vivo dell’accusa di associazione a delinquere”.

Dal banco dei testimoni il maresciallo dei carabinieri del Nucleo Tutela Ambiente, Massimo Lelli, ha spiegato l’iter delle operazioni investigative e dei relativi dati emersi, confluiti nell’informativa del 27 dicembre 2010: un fascicolo da 1200 pagine con centinaia di telefonate e conversazioni intercettate.

“Ermete Realacci, Francesco Rutelli, Giuseppe Fioroni: sarebbero stati loro, secondo l’accusa guidata da Alberto Galanti – scrive Affari Italiani – i tre nomi chiave che avrebbero dovuto aiutare Cerroni e il Consorzio Co.e.ma, nato nel 2007 dall’unione della Pontina Ambiente, con Ama e Acea, a costruire le condizioni per poter realizzare un impianto di incenerimento su un terreno della stessa Pontina Ambiente. Sempre secondo il pm Galanti, la lobby orchestrata dal potente Cerroni, avrebbe dato una mano al Consorzio per usufruire, nell’ambito della gestione dell’impianto dei contributi pubblici denominati “CIP 6” erogati dallo Stato ad aziende produttrici di energia derivante da fonti rinnovabili. Funzionari pubblici e politici regionali si sarebbero insomma dati da fare per fare emettere un’ordinanza del presidente della Regione Lazio (che all’epoca era Piero Marrazzo) che avrebbe consentito di anticipare i tempi per l’autorizzazione alla costruzione dell’impianto, in modo tale da rientrare nella griglia dei finanziamenti”.