Fine dell’ex Gazometro, le rovine rimosse dalla valle di Faul (leggi la storia da fine ‘800)

Fine dell’ex Gazometro, le rovine rimosse dalla valle di Faul (leggi la storia da fine ‘800)

Ex Gazometro, la struttura in ferro che in tanti viterbesi hanno ben fissa negli occhi non esiste più. E' stata rimossa oggi pomeriggio.

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La grande struttura in ferro che i viterbesi conoscono come “ex Gazometro” non c’è più. Nella giornata di oggi è stata rimossa, perché è attivo il cantiere che andrà a riqualificare l’intera area, dove è destinata a nascere la nuova sede di Unindustria.

Le ruspe hanno estratto i pali del telaio, che in tanti conservano fisso nella propria memoria. Un pezzo di storia della città, diventato da tempo imbarazzante e degradante rovina, che se ne va.

Vogliamo in questo giorno ricordare l’ex Gazometro e lo facciamo raccontando cosa è stato. Per farlo siamo andati a pescare tra gli articoli scritti dal giornalista viterbese che forse meglio di chiunque conosce la storia di Viterbo: Mauro Galeotti.

ex gazometro 2

La storia dell’ex Gazometro

Avanti al Mattatoio comunale è l’ex Officina del gas, ormai in disuso da decenni. L’utilizzo del gas in città iniziò nel 1872, quando una società della Capitale propose al Comune l’installazione di un impianto per dotare la città di illuminazione. La notizia è riferita dal periodico locale Gazzetta di Viterbo, del 25 Maggio dello stesso anno.

In quel momento non se ne fece nulla, ma un contratto per tale fine fu firmato nel 1873 tra il Comune e la società inglese The Viterbo Gas Company.

E’ un articolo della Gazzetta di Viterbo, del 12 Luglio 1873, che riporta l’informazione:
«Il Sindaco ha firmato un contratto […] la società si è obbligata a compiere tutti gli apparecchi ed attuare l’illuminazione nel termine di un anno».

La sede fu ricercata a Faul in quello che era, secondo una pianta del Catasto pontificio (1870), un terreno agricolo, addossato alle mura castellane presso Porta Faul. In un primo momento parte degli edifici utilizzati furono gli stessi ivi esistenti, usati dai contadini come magazzini, stalle e granai.

Il luogo era appropriato anche per la vicinanza del Torrente Urcionio, l’acqua del quale sarebbe servita per raffreddare i forni a carbone. Tra i costruttori dell’officina e la società proprietaria della concessione sorse subito un dissidio che venne affrontato legalmente. Non meglio andò la costruzione degli stabili, infatti, la Gazzetta di Viterbo del 13 Dicembre 1873, scrive:
«Verso la sera di martedì rovinò l’edificio del gazometro in costruzione”. 

L’estensore del medesimo articolo esorta il Comune a controllare direttamente l’esecuzione dei lavori, perché il contratto stabiliva che, dopo un certo periodo di anni, l’edificio poteva essere acquistato, con tutti i macchinari, al fine di continuare a servire la città con l’erogazione dell’illuminazione pubblica.

L’inaugurazione dell’Officina avvenne un mese e mezzo prima del previsto, nel Maggio del 1874, e nei giorni 27 e 28 restò aperta al pubblico, curioso di conoscere nuove tecnologie (continua a leggere su La Città).