Federlazio: “La politica faccia il suo lavoro, smettano di pensare solo alle poltrone”

Federlazio: “La politica faccia il suo lavoro, smettano di pensare solo alle poltrone”

Da Federlazio una strigliata verso la politica: "Basta col pensare solo alle poltrone"; e una rotta indicata: "Occorre rimettere in moto il distretto di Civita Castellana, puntando sulla qualità".

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“Rilanciamo il distretto ceramico per uscire dalla crisi”. Federlazio smuove la politica. Sette anni di crisi hanno messo in ginocchio la Tuscia, di recente, balzata alle cronache per il poco lodevole primato di provincia più colpita. Una situazione che, per l’associazione delle piccole e medie imprese, non è più tollerabile.

Dal presidente Giovanni Calisti arriva la richiesta di una scossa alle istituzioni, perché contribuiscano, con ogni mezzo, alla lenta e difficile ripresa dell’economia locale. Federlazio individua un punto di partenza. “I dati registrati – afferma Calisti – sono così pesanti perché il distretto industriale di Civita Castellana, che è uno dei motori economici di questa provincia, oltre all’edilizia e al comparto agricolo, ha subìto una forte battuta d’arresto. Parametri negativi che hanno avuto ripercussioni su tutti gli indici del territorio. Civita registra oltre il 40% della disoccupazione giovanile, la vendita dei sanitari è in calo e la cassa integrazione sta per esaurirsi, visto che, per quest’anno sono solo undici i mesi coperti e soltanto cinque quelli previsti per il 2015. Su un totale di 1595 dipendenti del settore della ceramica, 378 usufruiscono della cig ordinaria, 37 di quella straordinaria, 65 della cigs in deroga, 231 della mobilità in deroga e 338 hanno contratti di solidarietà.

Un fatto sconvolgente. Nessuno, inoltre, dice che, crollando il Pil di Civita Castellana, crolla inevitabilmente anche quello del Viterbese, costituendone circa il 50 per cento”.

Dal peso delle tasse per le piccole medie alla burocrazia che paralizza le aziende, Federlazio non risparmia le critiche e pretende un segnale di rottura e ripartenza.

“Tutti i governi che si sono succeduti in questi anni, a inizio legislatura, diffondono dati previsionali, positivi sul Pil del paese, dando l’illusione di una ripresa imminente. Tutto questo per continuare a governare e rimandare, al tempo stesso, le riforme strutturali che sono invece fondamentali affinché il Paese possa ripartire”.

Da Federlazio arrivano alcune proposte. “Gli imprenditori – prosegue Calisti– continuano a fare il loro mestiere, investendo nelle aziende. Per risollevare l’economia del Viterbese, bisogna prima di tutto rilanciare il distretto industriale falisco e puntare sull’internazionalizzazione visto che sui mercati esteri, il fatturato cresce e sostiene il comparto. Serve poi fare rete tra le imprese e connotare il territorio di un marchio che ne contraddistingua l’eccellenza della produzione. Marchio che Federlazio ha già elaborato, in collaborazione con l’Università della Tuscia, e che è a disposizione del territorio, pur giacendo, per ora, in qualche cassetto della Camera di Commercio, dove è stato presentato”.

Calisti lancia, infine, un appello. “I dati sulla crisi economica in provincia di Viterbo sono allarmanti – conclude il presidente di Federlazio – Lo diremo finché avremo fiato. Non andremo da nessuna parte se, pur di restare attaccati alla poltrona, si continueranno a diffondere previsioni illusorie di sviluppo, senza accelerare sulle riforme. In questo modo, la Tuscia, ma non solo, sono destinati a non crescere”.