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Faperdue: “Ora chiamiamoci Viterbo Terme”

Faperdue: “Ora chiamiamoci Viterbo Terme”

Città termale, la Regione ha fatto un passo in avanti ma in città rimangono importanti nodi da sciogliere. Giovanni Faperdue, con questa intervista, fornisce una fotografia importante sulla situazione.

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“Viterbo Terme, ieri un piccolo passo per la Regione Lazio e un grande passo per i viterbesi”. O almeno così spera Giovanni Faperdue, presidente dell’associazione ‘Il Bullicame’, nata nella primavera 2009 con lo scopo di tutelare la “callara” e le speranze si sviluppo termale della città dei Papi.

Ma torniamo al nome “Viterbo Terme”. Giovanni Faperdue infatti, che abbiamo raggiunto ieri per questa intervista, subito dopo l’arrivo della notizia che la commissione Attività Produttive della Regione ha riconosciuto al Comune la facoltà di mettere sul mercato la gestione del complesso ex Terme Inps (decisione che formalmente deve passare per l’approvazione del Consiglio regionale) , ha deciso di rivolgere un appello all’amministrazione Michelini affinché al nome del capoluogo della Tuscia si aggiunto il sostantivo “Terme”.

Se, come dicevano i latini, in “nomen omen”, ossia “nel nome sta il destino”, la mossa suggerita agli amministratori della città da Faperdue potrebbe rimarcare una seria intenzione di costruire la città termale, che lo stesso nuovo sindaco aveva additato come punto del suo programma in fase elettorale e inserito nel patto stretto con la Regione di Zingaretti.

 

 

TRIBUNALI, CONTRATTI E ACQUA CHE MANCA

Veniamo dunque all’intervista rilasciataci da Giovanni Faperdue.

 

Quanto è importante questo passo della Regione?

Diciamo che è un primo passo verso il ripristino delle Ex Terme Inps ma non illudiamoci che questo avvenga in tempi brevi. Il Comune deve predisporre un appalto europeo e raccogliere le adesioni delle imprese che se la sentiranno di investire sul nostro termalismo. C’è però un problema di fondo. Le Ex Terme Inps non hanno, al momento, a disposizione una goccia d’acqua termale.

In che senso?

Il destino del termalismo viterbese e quindi anche delle ex Terme Inps, struttura che se rimessa in vita potrebbe dare alla città anche 200 nuovi posti di lavoro, passa tutto per la partita tra Comune, Regione e Terme dei Papi. Passa insomma per una faccenda che si sta svolgendo in tribunale ma che potrebbe trovare una quadra a breve.

Ci faccia un quadro meno criptico della situazione. 

Per parlare di Viterbo Terme, quindi di una vera città termale, dobbiamo fissare l’attenzione sul bacino termale a disposizione. Insomma concentriamoci sull’acqua. Sul territorio del capoluogo della Tuscia c’è una disponibilità di questa risorsa pari a 100 litri al secondo. Le concessioni termali a privati, tenendo conto anche delle terme libere, possono essere affidate, secondo studi fatti, per un totale di 80 litri al secondo. Terme dei Papi attualmente usufruisce di circa 43 litri al secondo. Capite bene che si pone un problema di carenza di materia prima.

Quindi non abbiamo abbastanza acqua a disposizione per costruire una vera città termale?

No, abbiamo tanta acqua. Per fare un paragone ci basti pensare che Chianciano Terme si regge su una disponibilità di 13 litri al secondo di acqua termale. Qui a Viterbo potremmo realizzare dieci Chianciano.

Ci sta dicendo che Terme dei Papi “pesca” troppa acqua?

E’ proprio questo il motivo del contenzioso Comune, Regione Lazio, Terme dei Papi. Venti anni fa (1993) le Terme dei Papi stipulano un contratto che prevede una concessione per 14 litri al secondo. Ma nel contratto c’è anche scritto che la struttura può attingere “comunque al quantitativo di acqua sufficiente a mandare avanti l’attività, secondo quanto scritto in un apposito studio presentato”. Regione e Comune hanno intimato a Terme dei Papi di ridurre l’utilizzo di acqua termale ma l’azienda si è rivolta al Tar, chiedendo una sospensiva. Sospensiva giustificata col fatto che “pescando” meno risorsa la struttura avrebbe quasi chiuso. E’ atteso per i prossimi giorni il pronunciamento del Tar. Inoltre il 31 dicembre appena passato è scaduto anche il contratto sulla concessione. Sappiamo che la Regione ha scritto al Comune dicendo che vuole essere presente per il rinnovo. Questa partita di contratti e tribunali è fondamentale per capire se ci sarà lo spazio per costruire una città termale oppure tutto rimarrà inchiodato al palo.

 

 

 

 

 

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