Ennio Flaiano a Civita di Bagnoregio 60 anni fa: “Solo la verità contiene abbastanza fantasia”

Ennio Flaiano a Civita di Bagnoregio 60 anni fa: “Solo la verità contiene abbastanza fantasia”

Nel suo Diario Notturno il grande Ennio Flaiano, storico sceneggiatore di Federico Fellini in capolavori come La dolce vita e 8½, tra satire e analisi argute sulla natura degli italiani e dell'Italia trova spazio per raccontare la sua visita a Civita di Bagnoregio avvenuta nel 1955

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Un pezzo di storia di cultura italiana che si fonde con un il cuore pulsante della rinascita della Tuscia: Civita di Bagnoregio. Nel suo Diario Notturno il grande Ennio Flaiano, storico sceneggiatore di Federico Fellini in capolavori come La dolce vita e 8½, tra satire e analisi argute sulla natura degli italiani e dell’Italia trova spazio per raccontare la sua visita a Civita di Bagnoregio avvenuta nel 1955, con scetticismo iniziale e sorpresa finale, dopo aver letto un articolo su un quotidiano francese una storia che la riguardava. Una visita che ha affascinato Flaiano tanto da portarlo a scrivere questo brano che vi riproponiamo integralmente.

 

Ennio Flaiano, “Diario notturno”, Taccuino 1955

Un giornalismo romantico ha imposto come normale soperchieria il travisamento della realtà. Non basta raccontare al lettore come stanno le cose; bisogna colpirlo, spingendo il giuoco al limite. E poiché soltanto le mengogne convincono ormai, la verità appare a questi cronisti sempre blanda, se non inutile. In un giornale francese leggo un breve articolo su Civitella di Bagnoregio, «petit village situé à 180 km de Rome». Che succede a Civitella? «Toute les maisons, ou presque, sont en ruine…»*1, un vecchio (c’è la fotografia del vecchio) vive solo «dans ce nid d’aigle que la population a déserté peu à peu»*2. Questo vecchio resiste, non ha voluto andarsene, ama la sua tera. (Il titolo dell’articolo è infatti alla Hemingway: Le vieil homme et la terre*3). Mandano allora da Roma «huissier et policiers»*4 per convincere il vecchio a lasciare Civitella. Che ci fa, solo ormai, in quella desolazione? Ma il vecchio resiste, «il veut mourir sur le sol qui l’a vu naître»*5.

Commovente. La fantasia parte, pur traballando di sospetto, nella direzione voluta dal giornalista. Ecco il villaggio in rovina, ecco il vecchio solo tra le macerie (si ciberà di radici?), ecco le autorità commosse e supplicanti che tentano di convincerlo. Il sole sta per scendere, il vecchio tace, testardo. Infine huissier et policiers allargano le braccia in un gesto di rinuncia. Hèlas! rien a faire!*6 E lo lasciano solo; forse il poveraccio sprofonderà con tutto il paese, al cadere della notte. Bravo vecchio, che non abbandona la sua nave!

Qualche giorno dopo la lettura di quest’articolo (circa un anno fa), capito a Bagnoregio e decido di vedere questo vecchio. Per andare a Civitella si scende verso lo speco di S. Bonaventura che domina, dal ciglio del paese, una vallata stupenda, mangiata dal vento e dalle acque. Là in mezzo, alto sul suo precario acrocoro, è Civitella: si tiene in equilibrio. Per arrivarci, una strada che finisce in un viadotto. Due arcate sono già cadute: un ponte di fortuna permette un cauto passaggio. Sottostando sul ponte ci si fa un’idea dell’erosione del vento, agevolata dal disboscamento e dalla natura cretacea del suolo. È forse troppo tardi per piantare alberi?

Arrivo a Civitella che è mezzogiorno. Le prime case del villaggio sono crollate, una di esse scopre già, nella cantina, un antico tempio. Solitudine, pensieri che si accompagnano generalmente a questi spettacoli. Proseguo, sono nella strada principale del paese ed ecco mi raggiunge un allegro vociare di ragazzi. Qualche audace, piccolo esploratore? No, è l’uscita dalla scuola. I ragazzi in grembiule sciamano come in tutti i paesi del mondo, tirandosi le cartelle. Sulle soglie delle case ancora intatte, le solite donne che scrutano il forestiero. Saluto, mi rispondono. Arrivo in piazza, visito la chiesa, ammiro il campanile. Sulla piazza passa gente calma e distratta che, come ogni giorno, si reca a casa per il pranzo. Quattro muratori stanno innalzando un’impalcatura sulla facciata di un palazzotto settecentesco. Domando se lo buttano giù. Mi rispondono che devono imbiancare la facciata. (ecco un’idea che Poe non ha avuto: imbiancare Casa Usher). Domando allora del vecchio. Non c’è, dev’essere andato a Bagnoregio. «Il paese sta crollando» dico. “C’è tempo» mi risponde il capomastro.

Quanto? Uno, tre, mille anni? Solo la verità contiene abbastanza fantasia.

 

Traduzioni dal francese

*1 “Tutte le case, o quasi, sono in rovina”
*2 “In questo che la popolazione ha abbandonato a poco a poco”
*3 “Il vecchio e la terra”
*4 “ufficiali e poliziotti”
*5 “vuol morire nel posto in cui è nato”
*6 “Ahimè! niente da fare!“

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