Egidi: ”La maggioranza è esplosa quando Michelini diventa capo di una forza politica”

Egidi: ”La maggioranza è esplosa quando Michelini diventa capo di una forza politica”

Sulla complicata partita che si sta giocando all'interno di Palazzo dei Priori interviene il segretario provinciale del Pd Andrea Egidi.

ADimensione Font+- Stampa

Sulla partita in atto a Palazzo dei Priori interviene il segretario provinciale del Partito Democratico Andrea Egidi. Lo fa con una nota stampa inviata ai giornali, dove invita il sindaco Michelini a “tornare un uomo libero”.

 

L’INTERVENTO DI EGIDI

”Ho seguito in questi giorni gli sviluppi della vicenda politica e amministrativa del Comune di Viterbo. Non nascondo preoccupazione e sconcerto.

Soltanto sei mesi fa tutte le forze che sostenevano la giunta Michelini avevano affrontato una discussione difficile che si concluse positivamente completando il lavoro di definizione della squadra del sindaco e rilanciando obiettivi e priorità.

Il Pd unitariamente e convintamente offrì il proprio contributo mettendo a disposizione la giovane Alessandra Troncarelli, seconda degli eletti e una tra le più autorevoli dirigenti della segreteria provinciale Sonia Perà.

La stessa Federazione provinciale svolse un ruolo essenziale aiutando a raggiungere un accordo che serviva a consolidare il governo della città e ad arrivare a fine mandato.

Quello che è successo negli ultimi giorni, a partire dalle decisioni del sindaco, hanno cambiato il quadro in assenza di un confronto politico nella maggioranza e smentendo gli impegni comuni presi soltanto qualche mese fa.

In questo senso io prendo atto della posizione emersa in queste ore da parte del gruppo consiliare del Pd di Viterbo e la considero onesta nei confronti del Partito, dei suoi elettori e dei viterbesi.

E soprattutto coerente con gli impegni che, come ho detto, il gruppo stesso ha preso con la maggioranza e con il sindaco soltanto poco tempo fa. Pensare che i consiglieri del Pd dovessero rimanere in silenzio dopo quanto avvenuto mi sembra davvero fuori luogo.

In questo caso non sono i consiglieri del Pd che devono giustificare il loro pronunciamento, sono altri che devono spiegare i loro alla città e agli elettori.

La scelta di togliere le deleghe all’assessore Vannini, e il modo in cui ciò si è concretizzato, non è stata una pagina felice. Anzi è stata del tutto incomprensibile, giustificata in modo assolutamente strumentale e non veritiero.

La maggioranza esplode nel momento in cui Michelini diventa il capo di una forza politica e chiede per la stessa spazio in giunta.

Si trasforma quindi nel tempo, da uomo indipendente e punto di equilibrio a uomo di parte, che fa gli interessi della ‘sua’ parte.

Ciò addirittura ipotizzando – perché di questo si parla – l’ingresso in giunta di un assessore che ha governato negli anni passati con la destra.

Questo fu un punto irrinunciabile della coalizione, è scritto nella carta di intenti del centrosinistra, chi ha avuto esperienze di governo con la destra negli anni passati non può governare ora con noi. Almeno questo elemento di dignità politica che sia mantenuto.

Ora non so se il sindaco si mette nelle condizioni di tornare a essere quello che ho conosciuto durante la campagna elettorale, cioè un uomo libero da condizionamenti e mosso da spirito unitario. Io posso dirlo avendolo sostenuto e avedogli coordinato la campagna elettorale per tutto quel tempo.

Fu un bel periodo perché il centrosinistra era diretto da un uomo di equilibrio che ascoltava tutti. Il problema è che dal giorno della vittoria abbiamo conosciuto un altro Michelini. Non so se il sindaco sarà in grado di fare uno sforzo di saggezza e di autonomia, ne dubito. Saggezza e autonomia sarebbero le condizioni indispensabili per porre rimedio a questa situazione gravissima.

Quanto alle dichiarazioni di chi ipotizza e promette espulsioni dal Pd, ricordo che esiste l’autonomia dei gruppi consiliari così come esiste l’autonomia delle organizzazioni territoriali del partito. Ciò a cui, i dirigenti del partito cittadino, avrebbero dovuto lavorare era la costruzione di un rapporto positivo, costruttivo e di collaborazione con il gruppo consiliare, cosa complessa e mai fatta nel corso di questi anni.

In ogni caso, a questo punto e per la gravità della situazione, l’unica cosa che non si può fare è ragionare con arroganza o pensare che una grave questione politica come questa la si possa affrontare con facili quanto inesistenti sentenze o minacce di espulsione che semplicemente non esistono e non stanno nelle prerogative di chi le vuole emettere”.