Attesa per la mostra “Rocce e Popoli. Trame geologiche e tracce umane nell’Alta Tuscia Occidentale”

Attesa per la mostra “Rocce e Popoli. Trame geologiche e tracce umane nell’Alta Tuscia Occidentale”

‘Rocce e Popoli. Trame geologiche e tracce umane nell’Alta Tuscia Occidentale’, un progetto per testimoniare le emergenze naturali e quelle dovute all’uomo in un’area caratterizzata da grande varietà e ricchezza di aspetti. Il tutto documentato in una mostra al museo civico Ferrante Rittatore Vonwiller di Farnese grazie alla documentazione e al lavoro di Massimo Tomasini”. A dichiararlo è il direttore del museo civico Luciano Frazzoni.

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‘Rocce e Popoli. Trame geologiche e tracce umane nell’Alta Tuscia Occidentale’, un progetto per testimoniare le emergenze naturali e quelle dovute all’uomo in un’area caratterizzata da grande varietà e ricchezza di aspetti. Il tutto documentato in una mostra al museo civico Ferrante Rittatore Vonwiller di Farnese grazie alla documentazione e al lavoro di Massimo Tomasini”. A dichiararlo è il direttore del museo civico Luciano Frazzoni.

La mostra è in programma dal 31 marzo al 1° maggio. Sabato prossimo, alle ore 16.30 l’inaugurazione. Assieme a Frazzoni e Tomasini, partecipano anche Massimo Biagini (sindaco di Farnese), Giovanni Antonio Baragliu (dirigente riserva naturale Selva del Lamone) e Carlo Casi (direttore del parco di Vulci e parco antica Castro). L’Alta Tuscia Occidentale è compresa tra la costa tirrenica e il lago di Bolsena, tra le estreme propaggini del Lazio e i primi lembi di Toscana; è solcata dal fiume Fiora e da numerosi corsi d’acqua minori, e coincide in gran parte con l’area che accoglie i siti, i percorsi e le strutture del sistema museale del Lago di Bolsena (Simulabo). Comprende inoltre importanti siti archeologici e diverse riserve e aree protette di grande interesse naturalistico. È tutt’oggi caratterizzata da una bassa densità di insediamenti umani e da attività agricole e allevamenti per lo più estensivi.

“Questi due fattori – spiega Frazzoni – ne fanno un’area ormai rara e preziosa, nella quale il paesaggio mostra segni minimi dall’antropizzazione recente, lasciandone quindi vedere, e immaginare, l’aspetto primigenio”. Il processo di formazione del territorio, cominciato circa quattro milioni di anni fa, è il risultato dell’alternanza di fasi eruttive e alluvionali, di sollevamenti dei fondali marini e di sedimentazioni di acque lacustri, dell’inclusione di brandelli continentali esotici strappati alla loro deriva, dell’erosione di fiumi e torrenti. Eventi e processi che plasmano il paesaggio e ne costruiscono la struttura geologica, che determinerà le modalità di insediamento e vita, e le espressioni culturali dei tanti Popoli che la abiteranno sin dalla preistoria, lasciando testimonianze della loro presenza e di intensi scambi ideali e materiali diretti e provenienti dai limiti estremi dei loro mondi.

Transiti e insediamenti che, dagli albori stessi dell’umanità, comprendono tutte le grandi civiltà succedutesi intorno al mediterraneo e in Europa. Ciò ha dato origine a stratificazioni archeologiche e storiche complesse e affascinanti, che testimoniano del dialogo ininterrotto e fecondo tra popoli e rocce. Sulle quali, e spesso dentro le quali, le diverse culture realizzarono edificazioni di cui ancora oggi appaiono commoventi esempi, che consentono la lettura analitica degli studiosi dei diversi ambiti disciplinari, e la fruizione, emotivamente coinvolgente, da parte di turisti italiani e stranieri che, spesso seguendo le direttrici più antiche, frequentano numerosi questo lembo raro e prezioso del cuore d’Italia.

“Nel corso dell’inaugurazione – conclude Luciano Frazzoni – in ricordo della presenza germanica che, dall’epoca della Tuscia langobardorum, ha marcato durante il medioevo la cultura locale e l’assetto del territorio, lasciando testimonianze vive e attuali, il mastro birraio Mathias Mueller presenterà una degustazione della birra da lui prodotta”.