Eccellenze: il Salame cotto di Nepi riconosciuto con la “denominazione comunale d’origine”

Eccellenze: il Salame cotto di Nepi riconosciuto con la “denominazione comunale d’origine”

Il riconoscimento a nome dell'ANCI Lazio al termine di un percorso di collaborazione tra l'amministrazione comunale e a tre importanti produttori locali durato quasi due anni

ADimensione Font+- Stampa

Il Salame cotto di Nepi riconosciuto con la “denominazione comunale d’origine” De.c.o.. La scorsa settimana presso la Città dell’Altra Economia a Roma, si è svolto l’evento finale di presentazione del progetto «Origine Comune» promosso da Anci Lazio e sostenuto dal Consiglio regionale del Lazio. Ventuno comuni hanno aderito con le loro eccellenze agro alimentari, vere protagoniste della manifestazione, che sono state promosse e protette dal sistema delle Denominazioni Comunali di Origine ed entreranno nel circuito regionale. Un risultato ottenuto grazie ad un lungo lavoro svolto insieme alla condotta di Corchiano e Via Amerina di Slow Food nata poco più di 2 anni fa.

“Il progetto salame cotto di Nepi – spiega Slow Food Corchiano e via Amerina – è stato seguito dalla nostra condotta fin dal principio per essere riconosciuto prodotto dell’Arca e sostenuto con politiche attive di sostegno professionale e di ricerca storica per raggiungere anche questo risultato: de.co. Oltre a questi progetti sono stati seguiti e supportati e gestiti anche il riconoscimento del Fieno di Canepina come prodotto dell’arca, la Scapicollata di Nepi e la cipolla di Nepi. Peculiarità e prodotti che rappresentano la storia della nostra terra, in termini di identità di territorio e qualità di prodotto”.

“Il nostro comune – dichiara il Cons. Moraldo Adolini delegato al commercio del Comune di Nepi –  ha presentato come prodotto da dichiarare DECO il tanto amato Salame Cotto di Nepi. Insieme ai suoi tre maggiori produttori locali è stato avviato un importante lavoro durato quasi due anni e che ha portato al meritato riconoscimento. Un risultato molto importante ma che vuole essere il primo di ulteriori passi da compiere per sostenere le attività economiche in primis, le nostre tradizioni enogastronomiche e più in generale la nostra cultura millenaria. Un Ringraziamento ai produttori, Brunetti, Palazzini, Spurio e al Dott. Virgilio Gai per la preziosa collaborazione”.

Del riconoscimento può essere orgogliosa tutta la Tuscia, nella quale la tradizione del salame cotto è tipica. Il primo a riportare notizie di “salame cotto” è Apicio, il famoso cuoco vissuto alla fine del I secolo a. C., nel suo celebre ricettario “De re coquinaria”. A Nepi la tradizione però si discosta leggermente da quella del resto della Tuscia sia per le dimensioni e la forma del salame sia per la preparazione.

Come spiega Slow Food. “Si produce tritando finemente le carni magre della spalla e aggiungendo il grasso di maiale tagliato a coltello. Si condisce con sale, pepe e si può aromatizzare con vino e anche aglio. Si insacca in budello naturale suino e si forma un caratteristico ferro di cavallo con legatura al centro che divide ogni insacco in due salami della dimensione di circa 20-25 cm. I salami vengono messi ad affumicare vicino al camino o in cella di affumicatura per alcune ore o al massimo una notte. Successivamente vengono bolliti e posti in vendita non appena raffreddati in quanto non si conservano più di qualche giorno. Alla vista si presenta col caratteristico colore scuro esterno e al taglio roseo. L’impasto non è uniforme, in bocca ha una buona sapidità e il caratteristico sentore della affumicatura”.

A Nepi, spiega ancora Slow Food, gli artigiani continuano la tradizione ben radicata tra la cittadinanza.