Ebola, l’informazione e l’occasione “buona” per gli imbecilli razzisti

Ebola, l’informazione e l’occasione “buona” per gli imbecilli razzisti

Una frase terrificante, talmente assurda che sembra impossibile. Invece circola tra i giovani viterbesi. Un vero e proprio totem all'idiozia, ma anche un campanello d'allarme serio.

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taborriViterbo è una città particolare, un capoluogo collassato su se stesso e con seri problemi d’identità e cultura. La situazione su cui vogliamo riflettere oggi ve la diremo tra poco. Abbiamo deciso che ne valeva la pena perché “acchiappa” un po’ di fatti che sono in corso in questi giorni: dalle vicende di San Faustino agli articoli sul protocollo anti-Ebola che è arrivato a Belcolle.

Il virus del secolo sta seminando un po’ di paura. E’ vero che l’epicentro è l’Africa, ma quella in cui viviamo è una società dove ci si sposta parecchio. In questo momento, anche il sottoscritto ha diverse persone che conosce e amici in varie parti dell’Africa. Persone che vedrò a breve, con cui cenerò al ritorno, etc.

La scena è questa, mettetevi seduti. Il contesto è il fine settimana appena passato, la location i locali del centro storico e gli attori vari gruppi di giovani. In scena anche i venditori ambulanti che tirano a campare vendendo ai rampolli viterbesi, mezzi sbronzi, braccialetti, cappelli e oggettistica varia. La frase disturbante: “Ragà annamo, c’attacca l’Ebola”. Pronunciata all’avvicinarsi dei venditori.

Effetti dell’informazione, ma soprattutto effetti del vuoto pneumatico che ha spostato il proprio domicilio in certi cervelli. Frase comunque su cui vale la pena fermarsi a pensare. Soprattutto alla luce dei recenti fatti di San Faustino, dove è stato detto, e senza tanti giri di parole, che il problema sono gli immigrati.

Anche Viterbo deve porsi il problema che fino a oggi sembrava interessare solo città più grandi. Deve porsi la questione dell’integrazione. Agli amministratori della città e alle associazioni attive l’onere di darsi da fare su questo fronte. E non ci si venga a dire che Viterbo è così perché è una città di destra. Questa è una frase poco vera, difettosa. Viterbo è una città “democristiana” e non di destra. Prometti un posticello di lavoro a chi mette il poster delle Black Panter in cameretta e vedrai che il più grosso affare diventerà stampare e vendere queste immagini. Viterbo è così perché ha un tessuto sociale lasciato a se stesso, senza anticorpi contro ignoranza e idiozia. 

E il tenore della frase su cui vi invitiamo a riflettere credo possa dimostrarlo. Forse è l’ora di metterci mano.