E se De Dominicis fosse quello giusto?

E se De Dominicis fosse quello giusto?

Quattro dicembre come spartiacque centrale della politica italiana, a tutti i livelli. Compreso quello "piccoletto" del Comune di Viterbo. Il voto sul referendum rappresenta davvero un crocevia importante per il destino di molti, al di là degli effetti sulla Carta.

ADimensione Font+- Stampa

Quattro dicembre come spartiacque centrale della politica italiana, a tutti i livelli. Compreso quello “piccoletto” del Comune di Viterbo. Il voto sul referendum rappresenta davvero un crocevia importante per il destino di molti, al di là degli effetti sulla Carta.

I professionisti della politica locale, anche i più “inventati”, lo sanno bene. E sono entrati nel vivo delle manovre per assicurarsi un domani. Potete giurarci. Hanno tutti in mente diversi scenari, consapevoli che una vera strategia è qualcosa di modulabile a seconda dello scorrere degli eventi e dei cambiamenti qualitativi e quantitativi apportati da questi. C’è una domanda che i rappresentanti dei partiti classici si pongono in continuazione su Viterbo, in vista delle prossime elezioni. E’ semplice: quanto pesa il Movimento Cinque Stelle? Negli anni passati c’era la convinzione che a livello comunale non avrebbero mai sfondato. Poi i pentastellati hanno iniziato a portare a casa risultati anche nei comuni: alcuni piccoli, altri medi e infine i grandi come Torino e Roma.

Così anche “la fortezza Viterbo” inizia a scricchiolare. Ma tra i sampietrini e i profferli si sta partorendo una nuova culla del pensiero: “I Cinque Stelle hanno margini importanti di successo anche qua, soltanto che gli manca il leader”. Così i tenutari dei partiti classici rimangono sereni e senza troppi problemi stanno continuando a stappare il novello e a cuocere le castagne sul camino di casa. Che in genere non è una piccola casa.

E se invece De Dominicis fosse quello giusto? Che cosa sono infatti i leader? La domanda è più complicata di quello che in genere, banalizzando, si sarebbe propensi a credere. Chi si è mangiato qualche manuale di politica e sulla leadership sa che esistono diverse combinazioni possibili e il funzionamento dipende essenzialmente da una cosa: quello che c’è all’esterno. Lo stesso Machiavelli parla di epoca “dei leoni” e “delle volpi”. E se la temperatura viterbese fossa adatta a sposare una leadership pacata, da “mediano”? In questo caso De Dominicis sarebbe davvero così scadente?

Nessun attore politico può sentirsi più sicuro su nessun fronte. Viviamo tempi complicati, larghi, aperti. Quello che serve è una politica capace di generare condizioni di dignità più larghe possibili e per farlo servono progetti politici coesi, capaci di sviluppare grosse moli di lavoro e di chiudere col passato delle clientele e degli accordicchi. In questo tante figure politiche troppo legate al preesistente schema risultano inadatte. E per capire la fine basta tenere a mente Darwin. Anche per capire il destino di De Dominicis può essere utile.

Banner
Banner
Banner