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Don Mazzi regala un  ”Grande Albero” a Viterbo

Don Mazzi regala un ”Grande Albero” a Viterbo

Don Antonio Mazzi a Viterbo, 87 anni d'età e l'energia delle storie e della ricerca della vita nel motore. Un'ora di spettacolo, una serie di monologhi e la musica e la danza dell'associazione Juppiter.

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Uno spettacolo pieno di gioia. Così hanno commentato su facebook una foto, un istante, de ‘Il Grande Albero’. E in quel commento c’è già tutto quello che serve. Don Antonio Mazzi a Viterbo, 87 anni d’età e l’energia delle storie e della ricerca della vita nel motore. Un’ora di spettacolo, una serie di monologhi e la musica e la danza dell’associazione Juppiter.

Per la onlus viterbese una grande festa, dove è stata mostrata e condivisa con tutti “l’anima della nostra anima”. Parla così il presidentissimo Salvatore Regoli di don Mazzi. 300 persone, Auditorium di Santa Maria in Gradi pieno da scoppiare. Alle 21 lo start e dalle 20 la fila all’ingresso. Con diverse decine di persone che hanno scelto di esserci, nonostante l’organizzazione da parecchi giorni ha dovuto chiudere le liste di prenotazione. Alla fine hanno seguito l’evento dai due schermi posizionati fuori e gli è andata bene anche così. Bastava guardarli in faccia per capirlo. In piedi, imbambolati, a cercare di non perdere una parola.

Ci sono tutti gli ingredienti di Juppiter: la bellezza, l’allegria, la gioia, il racconto. Le ruote di una carovana inquieta, sempre in cammino. “Questo è il Circo Mazzi”, presenta Salvatore Regoli. E’ lui a tenere il ritmo della serata, a don Antonio il compito di accendere la luce. Alla fine ha tentato di più, è andato oltre. Ha cercato di accendere piccoli fuochi, con quella “tigna” che lo ha reso tante volte apripista, uomo di frontiera.

E’ diretto, netto, ogni parola apre un mondo. A volte più di uno. Ti fa perdere, disorientare e poi è lì che ti abbraccia con una mano che mostra una strada possibile e con l’altra che sorride e ti fa sentire libero. Non fa altro che vangare il Vangelo. Lo apre, lo chiude, lo attualizza. La sensazione è che lo stia masticando, con quei denti induriti che hanno solo quelli che hanno scelto di mordere la vita, per rilasciare il nutrimento.

Mischia le storie di Gesù, le sue, quelle dei ragazzi che ha incontrato nel cammino. Costruisce pezzo a pezzo ‘Il Grande Albero’. Sotto gli occhi di tutti e con tutti. Applausi a scena aperta, più e più volte. Così un’ora diventa un secondo e dentro quel secondo c’è così tanto da farci cinque-sei vite almeno.

In prima fila il vescovo Lino Fumagalli, il sindaco Leonardo Michelini, il presidente della Provincia Mauro Mazzola, l’onorevole Alessandro Mazzoli, l’onorevole Daniele Sabatini, gli assessori Ciambella, Troncarelli e Ricci, il segretario del Pd Viterbo Carlo Mancini e tanti consiglieri comunali di maggioranza e opposizione. Sono venuti anche amministratori e sindaci della Tuscia. Da Bagnoregio in tandem Francesco Bigiotti e Luca Profili, da Caprarola Stelliferi e da Ronciglione Giovagnoli. C’è anche il direttore Coldiretti Ermanno Mazzetti e il presidente della Fondazione Carivit Mario Brutti. La sala è in piedi, don Antonio saluta Viterbo e lascia in regalo un ‘Grande Albero’.

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