Don Francesco Pampinella: un portiere mandato dal cielo

Don Francesco Pampinella: un portiere mandato dal cielo

"Se è vero che Buffon è il mio modello attuale e Peruzzi l’idolo che più ha influenzato la mia crescita nel diventare un portiere, Don Francesco Pampinella è stato il mio primo grande incontro con un vero numero uno"

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Da bambino succedono tante cose che influenzano il tuo futuro. Sia in positivo che in negativo. Incontri che tante volte fanno la differenza nella formazione dell’uomo che diventerai.
Nella mia vita ne ho avuti di incontri. Sono successe delle cose e ognuna di queste è stata un’occasione di crescita…anche quella che mi ha procurato maggiore dolore o difficoltà. Quando però sei un bambino e il tuo unico svago non è altro che un pallone da sbattere contro qualsivoglia saracinesca, vedi come immense persone che all’apparenza sembrerebbero normali. Poi invece capita che quelle persone impari a conoscerle, ti capita di viverle e ti rendi conto che di normale hanno solo il fatto che si muovono tra la gente comune e che è proprio nella loro semplicità che è nascosto il segreto del loro essere speciali. Succedeva così con Francesco quando arrivava a Blera a vendere il pesce. Un venditore ambulante come potevano essere tanti ma che in quel fisico statuario e imponente faceva batteva il cuore di un uomo che aveva tanto da donare al prossimo.

Lo ricordo che all’inizio veniva con il padre e in seguito con la madre. Parcheggiava il suo furgone al centro della piazzetta, davanti alla Madonna, e se per le signore quel “Vivo Vivoooo” era il segnale che era ora di scendere a comperare il pesce, per me era l’emozione più grande della settimana perché significava che lui avrebbe giocato a pallone con me. Sapeva della mia passione per il portiere e forse rivedeva in me quel bambino che è stato visto che lui giocava realmente tra quei due pali. Mi insegnava come calciare, come mettere le mani e come posizionarmi per fare in modo che coprissi più porta possibile. Mi insegnava tante cose in quei piccoli istanti che mi dedicava ma soprattutto mi trasmetteva quella passione per un ruolo che iniziavo a capire quanto poteva essere “magico”.

A Blera gli volevano tutti bene e divenne per diversi anni anche il portiere della squadra del paese. Mio padre era dirigente e quel rapporto di amicizia iniziato tra le vie del centro storico ha continuato così anche sul rettangolo di gioco dal momento che il campo sportivo, in quegli anni, era un po’ come la mia seconda casa. E che casa. Lo osservavo come si allenava. Lo guardavo come giocava la domenica. Ero sempre con il pallone in mano ma quando l’azione si spostava dalle sue parti bloccavo tutto perché non potevo perdere ogni singolo istante di quello che poteva succedere. Era altissimo. Aveva le mani giganti e un sorriso coinvolgente da riempire qualunque posto in cui si trovasse: sia stato uno spogliatoio o il bancone di un bar.

I sui buffetti sotto il mento. Il suo modo cosí amorevole di scompigliarmi i capelli e tutte le volte che mi ha tenuto tra le braccia sono tra i ricordi più belli di un’infanzia vissuta con semplicità ma allo stesso tempo piena zeppa di persone che hanno saputo regalarmi una parte importante di loro. Oggi Francesco Pampinella è diventato Don Francesco Pampinella. È parroco e direttore dell’Oratorio Salesiano di Vasto e porta la voce del Signore tra i tanti giovani che fanno parte della sua comunità. Giovani che forse nemmeno sanno quanto di bello ha già fatto in passato. Di quanto affetto ha saputo donare e di quanto amore metteva anche prima che diventasse sacerdote. A quei ragazzi vorrei dire che sono fortunati. Gli vorrei dire di farsi trasportare dalla sua positività e gli auguro di godersi ogni singolo istante passato con lui perché in futuro saprà fare la differenza per il tipo di persona che vorranno essere.

Gli vorrei dire cosa è stato per il bambino che ero e di quanto è stato emozionante vedergli co-celebrare il mio matrimonio. Ricordo che quel giorno é stato come se stesse accompagnando quel bambino che pensava solamente a giocare a pallone nel mondo dei grandi. È stato come se lasciasse definitivamente quella mano che mi aveva stretto tante volte. Un giorno spero di capitare da quelle parti. Mi piacerebbe vedere il posto dove professa la sua fede e le persone che lo circondano. Mi piacerebbe vedere qualche bambino e magari ricordarmi quello che ero io; perché se è vero che Buffon è il mio modello attuale e Peruzzi l’idolo che più ha influenzato la mia crescita nel diventare un portiere, Don Francesco Pampinella è stato il mio primo grande incontro con un vero numero uno.

“Un grazie speciale da una Blera che non ti ha mai dimenticato”.

#vitadanumeri1

Natale Viterbo