Di fatto non è questione di coppie ma di ideologia

Di fatto non è questione di coppie ma di ideologia

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Due mondi l’un contro l’altro armati. Questo il succo del teatrino andato in scena questa mattina nella sala d’Ercole di Palazzo dei Priori. Protagonista di pretesto il registro delle coppie di fatto. Sulla scena il mondo numero uno (la numerazione è puramente convenzionale e non include giudizi di merito dati dallo scrivente, né in senso positivo né in accezione negativa): quello delle forze cattoliche; e il mondo numero due: quello delle forze che chiameremo “progressiste”. Chi vuole “difendere” la cosiddetta “famiglia naturale” contrapposto a chi “naturalmente” vorrebbe che tutti avessero diritto di sentirsi una famiglia, anche tra persone dello stesso sesso.

Due fronti che non sanno parlarsi e la sala del consiglio è stata trasformata più che in un luogo di confronto, nella speranza di una sintesi, in uno stadio di calcio. Anche tra nazisti ed ebrei sarebbe così, anche tra russi e polacchi. Nel senso che nessuno vorrebbe sentire le ragioni dell’altro ma in termini assoluti non bisogna commettere l’errore relativista di considerare le due posizioni come neutralmente legittime entrambe.

Il registro delle coppie di fatto è carta, l’effetto capace di produrre però è lo stesso della prima bomba atomica nel deserto degli States. Niente risultati tangibili, tranne le lucertole arrostite, ma un effetto simbolico e potenziale capace di segnare un’epoca nuova. Come andrà a finire? Michelini & Co. lo approveranno, perché capaci di leggere tutti i sottotesti di questa faccenda. Per le coppie di fatto non ci saranno grandi rivoluzioni ma è una goccia in più, utile per far traboccare il vaso di Roma, dove il governo centrale è chiamato a decidere se guardare ai modelli liberal-democratici o virare sul Cremlino. Roba da far rivoltare Stalin nella tomba.