Deposito nazionale di scorie radioattive, il litorale viterbese ha paura. A giorni Calenda renderà nota la lista già pronta

Deposito nazionale di scorie radioattive, il litorale viterbese ha paura. A giorni Calenda renderà nota la lista già pronta

Paura sul litorale viterbese per l'ipotesi che possa essere scelta la ex centrale Enel Alessandro Volta per ospitare il prossimo alla nascita deposito nazionale di scorie radioattive.

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Paura sul litorale viterbese per l’ipotesi che possa essere scelta la ex centrale Enel Alessandro Volta per ospitare il prossimo alla nascita deposito nazionale di scorie radioattive.

Allo Stato serve un luogo dove riunire le scorie radioattive disperse attualmente in una ventina di depositi in tutta Italia e stoccare anche le scorie ritrattate e condizionate del combustibile delle quattro vecchie centrali italiane che Francia e Inghilterra stanno per rimandarci indietro.

C’è una lista, segretissima, dei luoghi idonei. “Scelti – ha assicurato in questi giorni il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda – con criteri tecnici e non politici”. Impossibile conoscere esattamente le varie possibilità sul tappeto, anche perché sono previste sanzioni durissime per chi rivelasse dettagli della mappa. A riprova che l’argomento è talmente scottante da essere incandescente.

Uniche informazioni che in qualche modo sarebbero trapelate parlano di una sessantina di luoghi, distribuiti in tutta Italia. Le caratteristiche che hanno portato alla loro individuazione sono le seguenti: luoghi poco abitati, con una sismicità modesta, senza rischi di frane o di alluvioni.

Tratti che portano a ipotizzare poche decine di piccole aree dal Piemonte alla Calabria, soprattutto sulle colline del versante adriatico dell’Appennino, e due aree più estese, una fra Toscana e Lazio e l’altra fra Puglia e Basilicata.

La decisione andava presa da tempo e la carta con i luoghi possibili sarebbe dovuta arrivare al Governo entro il 2 gennaio 2015. Questioni di carattere di opportunità politica, causa governi deboli e clima da campagna elettorale continua, hanno fatto trascinare il tutto fino a questi giorni.

E così con il nuovo Parlamento eletto Calenda ha deciso di affrontare con decisione il tema.

Cosa finirà dentro questo centro di stoccaggio? In tutto sono 17mila metri cubi di rifiuti ad alta radioattività. Ma il problema vero sono i rifiuti radioattivi a media e bassa attività, che si producono ogni giorno: reagenti farmaceutici, mezzi diagnostici degli ospedali come la risonanza magnetica nucleare, terapie nucleari, radiografie industriali. Perfino i parafulmini e i rilevatori di fumo che lampeggiano sul soffitto di cabine di nave e camere d’albergo contengono americio radioattivo. Sul totale di 78mila metri cubi a bassa e media attività, circa 33mila metri cubi di rifiuti sono già stati prodotti, mentre i restanti 45mila metri cubi verranno prodotti nei prossimi 50 anni.

Basilicata e Sardegna sono già sul piede di guerra, in maniera preventiva. In questi giorni anche Tarquinia e Montalto hanno manifestato preoccupazione. Calenda dovrebbe rendere nota la lista dei siti idonee nei prossimi giorni.