Decadenza Moltoni, e adesso? Una sentenza chiude una vicenda molto pelosa

Decadenza Moltoni, e adesso? Una sentenza chiude una vicenda molto pelosa

Francesco Moltoni non deve pagare per il buco Cev. Deve pagare l'assicurazione. Questo hanno deciso i tribunali. Questo vale tanto per Moltoni quanto per gli altri sette uomini dell'allora giunta Gabbianelli. 

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Francesco Moltoni non deve pagare per il buco Cev. Deve pagare l’assicurazione. Questo hanno deciso i tribunali. Questo vale tanto per Moltoni quanto per gli altri sette uomini dell’allora giunta Gabbianelli. 

Ma per Moltoni questa decisione ha un significato diverso. Nessuno degli altri infatti è stato impallinato per due anni e mezzo all’interno del consiglio comunale. A Palazzo dei Priori per due anni e mezzo abbiamo assistito alla soap opera della decadenza. I lettori più attenti la ricorderanno. Come non avranno dimenticato che questo giornale, forse l’unico, fece una cosa chiara in tutta questa vicenda: si schierò dalla parte di Francesco Moltoni.

Lo fece perché libero. E da giornale libero decise di sospendere il giudizio, di non buttare benzina sul fuoco giustizialista. Decise di parlare con Moltoni, di ascoltare seriamente le sue ragioni. Decise di studiare, approfondire, capire il contesto in cui tutta la vicenda si stava svolgendo.

La Fune analizzò semplicemente il possibile tornaconto politico che alcuni gruppi del consiglio comunale potevano avere. E fu proprio questo sospetto sulla contropartita del tornaconto politico di qualcuno a renderci prudenti e attenti. Nel sugo peloso della decadenza di Moltoni tanti consiglieri comunali hanno intinto il dito. Diversi hanno speso parole pesanti. 

Sono stati tirati per la giacchetta anche l’allora prefetto e addirittura richiesti pareri al ministero o a esperti. Nel marzo 2016 in consiglio comunale venne sventolata la paura del “danno erariale”, che sarebbe stato causato da un eventuale voto contro la decadenza. Tanti, essenzialmente seduti tra i banchi della maggioranza, a volere votare per la decadenza di Moltoni, per mettere il consigliere fuori da Palazzo dei Priori.

Il tutto in un quadro legale sospeso, con dei giudici chiamati ancora a pronunciarsi. Con la seria possibilità che a pagare sarebbe stata condannata l’assicurazione da cui Moltoni era coperto all’epoca del buco Cev. E così è stato. Così è stato. L’assicurazione dovrà pagare e non Moltoni.

E se Moltoni fosse stato defenestrato dal consiglio? Chi oggi dovrebbe pagare i danni morali, d’immagine e di salute causati all’uomo? E chi avrebbe potuto riparare il danno alla qualità democratica del consiglio determinata da un’uscita, che oggi sappiamo ingiusta, di un consigliere eletto? Serviva prudenza e in diversi hanno usato l’avventatezza. Le loro parole, a cui ci siamo colpo su colpo contrapposti smontandole in questi anni, ancora ci riecheggiano in testa.

Aveva ragione Moltoni a voler rimanere in consiglio. Avere ragione Moltoni a invitare alla prudenza. Oggi è una soddisfazione per questo giornale aver combattuto, solitario, quella battaglia di civiltà che è passata per l’episodio della decadenza.

Una decadenza che qualcuno molto probabilmente voleva in cattiva fede, per calcolo politico. E che altri, essenzialmente il consigliere Gianluca De Dominicis del Movimento Cinque Stelle, volevano per furore ideologico. Legalitario? No, ideologico. Perché le battaglie legalitarie puntano al rispetto della legge e la legge si basa sulla razionalità e sul buon senso in uno stato di diritto. Altrimenti non siamo in una democrazia ma altrove. 

Quanto accaduto in queste ore ci insegna tanto. Ci dà anche soddisfazione, per come abbiamo posizionato il nostro giornale. Auguriamo al consigliere Moltoni di recuperare pienamente la dignità umana e politica che questa vicenda e l’atteggiamento “forcaiolo” di alcuni suoi colleghi hanno rischiato di minare. 

Alla fine della storia è quasi paradossale vedere che diversi che hanno tanto voluto la decadenza politica di Moltoni siano così prossimi, è altamente probabile, alla fine della propria di esperienza politica. E’ il destino a insegnare le migliori lezioni. Buona sorte!

Decarta racconta la Tuscia