Crisi, lo spiegone del lunedì: adesso cosa succede? La risposta alle vostre domande

Crisi, lo spiegone del lunedì: adesso cosa succede? La risposta alle vostre domande

Quindi cosa succede ora? Perché i sette consiglieri non votano la sfiducia? Perché Michelini non si dimette? Che ne resta della Città? Perché se sette consiglieri del Pd dicono “basta” è grave?

ADimensione Font+- Stampa

Sette consiglieri del Partito Democratico scrivono la parola fine sull’amministrazione comunale, ma il sindaco Leonardo Michelini decide di andare avanti. Quindi cosa succede ora? Perché i sette consiglieri non votano la sfiducia? Perché Michelini non si dimette? Che ne resta della Città? Perché se sette consiglieri del Pd dicono “basta” è grave? Ecco allora la risposta a tutte le domande, ma soprattutto a quella fondamentale: e adesso?

 

Ma prima la matematica

Come funziona il Consiglio comunale? In sintesi, giusto per capirci. Il Consiglio comunale è formato da 32 consiglieri più il sindaco in carica: ovvero 33 voti a disposizione. Per avere la maggioranza e poter governare sono necessari quindi 17 voti: 16 consiglieri più il sindaco. Ovviamente devono essere presenti a tutte le sedute. Una seduta, infatti, per essere valida deve avere la maggioranza dei consiglieri presenti, contati tra quelli di maggioranza e quelli di opposizione. La minoranza ad oggi conta 13 voti.

Come è composto il Consiglio comunale? Quanti consiglieri ha la maggioranza?
Fino allo scorso Consiglio comunale (giovedì 17 dicembre), prima della crisi scoppiata ufficialmente sabato, la maggioranza secondo l’esito elettorale e dopo il passaggio di Moltoni, Insogna e Taborri in minoranza aveva a disposizione 20 voti: 19 consiglieri più il sindaco Leonardo Michelini, inclusi quelli che hanno detto che non sosterranno più Leonardo Michelini, ma anche che non andranno all’opposizione, in pratica.

Cosa succede se sette consiglieri dicono basta?
Sette consiglieri del Pd hanno scritto che per loro “l’esperienza è finita”, ma hanno lasciato intendere che non voteranno né proporranno la mozione di sfiducia, né passeranno all’opposizione, né si dimetteranno: in pratica smetteranno di andare in Consiglio? È probabile.

Bè che cosa cambia?
Se sette consiglieri comunali di maggioranza smettono di andare in Consiglio, innanzitutto la maggioranza passa da 20 a 13 voti, ma soprattutto se la minoranza decide di non tenere il numero legale (ricordate? una seduta per essere valida deve avere la maggioranza dei consiglieri presenti) la maggioranza non potrà garantire il funzionamento del Consiglio comunale.

Perché allora i sette non si dimettono o non votano la sfiducia?
I sette consiglieri comunali vorrebbero che fosse Leonardo Michelini a dimettersi, perché non vogliono essere accusati di alleanze con la destra, probabilmente. O semplicemente perché ritengono che sia il sindaco ad aver sbagliato (su operazione Moderati e Riformisti e sulla cacciata di Vannini, qui lo spiegone della crisi) e che debba prendersi le proprie responsabilità.

Perché nemmeno Leonardo Michelini vuole dimettersi?
Perché così come i sette consiglieri non vogliono essere considerati quelli-che-fanno-accordi-con-la-destra, così il sindaco di Viterbo vuole invece addossare a loro la responsabilità della morte di questa amministrazione.

E le dimissioni degli assessori Perà e Troncarelli che effetto avranno?
Servono a poco o a niente, praticamente. Politicamente è un messaggio chiaro: i serra-panunziani sono tutti d’un sentimento. È probabile dunque che alla loro presa di posizione, dopo quella dell’on. Alessandro Mazzoli e del segretario provinciale del Pd Andrea Egidi si aggiungano altre voci critiche. Servono solo per rafforzare la tesi dei sette consiglieri. La sorte di Michelini infatti si segnerà solo in Consiglio, non altrove.

E quindi?
E quindi se il posizionamento dei due blocchi non cambiasse il Comune di Viterbo è destinato all’ingovernabilità e ad un lungo logoramento. Di fatto Michelini potrebbe continuare a governare, paradossalmente, non oltre l’approvazione del bilancio (tra qualche mese?). Insomma andare avanti senza convocare il Consiglio, ma difficilmente la minoranza non cercherà di impedire questa deriva. Come? Staremo a vedere.