Cosa succede nelle nostre scuole? – “Si prova una vergogna tremenda a essere vittima”

Cosa succede nelle nostre scuole? – “Si prova una vergogna tremenda a essere vittima”

Accendiamo i riflettori su cosa accade all'interno delle nostre scuola, dopo una serie di iniziative che si sono svolte all'interno dello Spazio Pensilina del Sacrario. Nella Casa di Vetro tantissimi ragazzi delle scuole di Viterbo si sono incontrati e hanno affrontato diversi temi delicati, tra cui il bullismo.

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Con La Fune abbiamo voluto accendere i riflettori su cosa accade all’interno delle nostre scuola. L’input ci è venuto dalla serie di iniziative realizzate, in questo ultimo mese e mezzo, all’interno dello Spazio Pensilina del Sacrario. Lì è nata La Casa di Vetro, dove tantissimi ragazzi delle scuole di Viterbo si sono incontrati e hanno affrontato diversi temi delicati, tra cui il bullismo.

Gli studenti delle scuole sono stati invitati a scrivere dei temi su loro esperienze di bullismo, sia dirette sia come spettatori. Abbiamo chiesto la possibilità di leggere i temi e abbiamo trovato un mondo. Abbiamo quindi deciso, in accordo con l’associazione Juppiter, di attivare una narrazione sul bullismo proprio attraverso i temi degli studenti viterbesi. Nasce così questo spazio che abbiamo voluto intitolare con una domanda: “Cosa succede nelle nostre scuole?”. Perché è una domanda complicata e su cui è importante riflettere. Per gli insegnanti, per i genitori e per i ragazzi stessi. Parlare di una problematica è sempre il modo migliore per cercare di sforzarsi di individuare una soluzione. Ringraziamo tutti i protagonisti del progetto della Presidenza del Consiglio dei Ministri Crescere alla Pari per il lavoro svolto e quello che svolgeranno.

Tutti i temi iniziano con “Mi chiamo Giancarlo Catino”, dal protagonista di un bel video realizzato da Marco Mengoni e Paola Cortellesi sul bullismo. Abbiamo garantito l’anonimato degli autori degli scritti.

 

 

Mi chiamo Giancarlo Carino. Sono esattamente le 8 di mattina, la campanella è appena suonata e io, come al solito, sono seduto in ultima fila in un banco lontano da tutti. Sto aspettando con ansia che la prof. di italiano inizi la lezione, perché davanti a me ci sono dei ragazzi: Luca, Marco e Andrea che parlano tra di loro, ridono e mi guardano con un’aria non molto bella.

Io, Luca, Marco e Andrea eravamo migliori amici, ma poi loro si sono allontanati per stare con un gruppo di ragazzi più grandi di loro e così ora mi ritrovo solo. Beh, non proprio. Quest’anno ho conosciuto una ragazza, Eleonora. E’ molto simpatica e carina e andiamo in classe insieme.

E’ solo che un po’ di mesi fa ha scoperto che ha un tumore e ora è in ospedale. Io sono molto triste per questa cosa, ma anche per il fatto che ora sono vittima di bullismo e garantismo a chiunque che si prova una vergogna tremenda a essere vittima di bullismo, perché a un certo punto cominci a pensare che ci sia un motivo per cui sei stato preso di mira e invece non hai fatto niente, sei solamente te stesso e i ragazzi più grandi si credono superiori e cominciano a chiamarti in modi terribili e ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi ma l’indifferenza dei buoni.

Io ho giurato ai miei genitori e a Eleonora di non stare mai in silenzio, in qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni. Eleonora mi dice sempre che la neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima. Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato.

Io penso che Luca, Marco e Andrea non mi dicono tutte quelle cattiverie perché lo vogliono ma semplicemente perché non vogliono perdere la loro amicizia con altri ragazzi che anche loro mi prendono in giro. Ma io sono convinto che se vado lì e ci parlo loro mi ascolteranno, come hanno sempre fatto.

Sono le 16 e sono appena uscito da scuola, sto andando in palestra a parlare con i miei “vecchi amici”. Appena apro la porta della palestra mi trovo davanti tutto il gruppetto di quelli che spesso e volentieri mi prendevano in giro e così, senza pensarci due volte, mi metto in piedi su una panchina e inizio a dire a voce altissima: “Il bullismo spezza i rami più belli che un ragazzo o una ragazza possiede. Poi il tempo passa e nasce un fiore nuovo. Chi non si arrende vince sempre. Il futuro che aspetta non lo si può deludere”.

A un certo punto vedo Luca, Marco, Andrea e tutti gli altri che correvano verso di me ad abbracciarmi. Sono bastate solo parole per ferirmi ma anche solo una frase per far capire a quei ragazzi ciò che stavano facendo.

Così ora siamo ritornati come prima migliori amici. Ieri Eleonora mi ha chiamato e le ho raccontato tutto e l’unica cosa che è riuscita a dirmi è stato: “Se non ci son eroi per salvarti allora sii tu l’eroe”. La mamma di Eleonora mi ha chiamato poche ora fa per dirmi che non ce l’ha fatta. Ora sono sdraiato sul mio letto e da una parte sono molto triste per Eleonora, ma da un’altra parte sono felice perché Luca, Marco e Andrea sono qui con me e stanno facendo di tutto per farmi ridere.