Cosa succede nelle nostre scuole? – “Dicevano che puzzavo e non mi invitavano alle feste”

Cosa succede nelle nostre scuole? – “Dicevano che puzzavo e non mi invitavano alle feste”

Accendiamo i riflettori su cosa accade all'interno delle nostre scuola, dopo una serie di iniziative che si sono svolte all'interno dello Spazio Pensilina del Sacrario. Nella Casa di Vetro tantissimi ragazzi delle scuole di Viterbo si sono incontrati e hanno affrontato diversi temi delicati, tra cui il bullismo.

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Con La Fune abbiamo voluto accendere i riflettori su cosa accade all’interno delle nostre scuola. L’input ci è venuto dalla serie di iniziative realizzate, in questo ultimo mese e mezzo, all’interno dello Spazio Pensilina del Sacrario. Lì è nata La Casa di Vetro, dove tantissimi ragazzi delle scuole di Viterbo si sono incontrati e hanno affrontato diversi temi delicati, tra cui il bullismo.

Gli studenti delle scuole sono stati invitati a scrivere dei temi su loro esperienze di bullismo, sia dirette sia come spettatori. Abbiamo chiesto la possibilità di leggere i temi e abbiamo trovato un mondo. Abbiamo quindi deciso, in accordo con l’associazione Juppiter, di attivare una narrazione sul bullismo proprio attraverso i temi degli studenti viterbesi. Nasce così questo spazio che abbiamo voluto intitolare con una domanda: “Cosa succede nelle nostre scuole?”. Perché è una domanda complicata e su cui è importante riflettere. Per gli insegnanti, per i genitori e per i ragazzi stessi. Parlare di una problematica è sempre il modo migliore per cercare di sforzarsi di individuare una soluzione. Ringraziamo tutti i protagonisti del progetto della Presidenza del Consiglio dei Ministri Crescere alla Pari per il lavoro svolto e quello che svolgeranno.

Tutti i temi iniziano con “Mi chiamo Giancarlo Catino”, dal protagonista di un bel video realizzato da Marco Mengoni e Paola Cortellesi sul bullismo. Abbiamo garantito l’anonimato degli autori degli scritti.

 

 

 

“Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia. Il momento più brutto l’ho vissuto alla XXXX, da settembre tutti hanno iniziato a prendermi in giro, tanto che ho fatto intervenire mia madre. Pensavo che fosse una cosa passeggera ma non è stato così.

Non mi hanno mai invitato alle feste, mi rubavano la merenda a ricreazione, non ero accettata per come mi vestivo, dicevano che puzzavo e mi facevano piangere. Ero considerata da loro un’handicappata.

Questa situazione mi ha fatto soffrire tanto, mi rinchiudevo nel bagno e non volevo più uscire, neanche per pranzare o per andare a scuola; mangiavo solo tante schifezze e non mi sono mai sentita così sola e diversa.

Anche nei messaggi i miei compagni erano terribili. Mi riempivano di insulti e cattiverie e mi facevano piangere. I miei genitori sono andati a parlare con i prof. Quando ho capito che l’unica soluzione era andarsene e lasciare la scuola avrei voluto fuggire lontano e non tornare più.

Ho pregato i miei genitori di credermi e di portarmi via e alla fine ho cambiato scuola e sono rinata. Ora ho degli amici che non mi giudicano e non sono cattivi con me, non mi prendono in giro e non mi rubano la merenda, ancora non sono invitata alle feste ma sono più serena e tranquilla perché mi vogliono bene. Sono come loro, mi sento felice e credo nell’amicizia. Un giorno so che crescerò e mi sentirò forte abbastanza da essere me stessa e credere anche in me.”