Cosa abbiamo imparato dal 2016, Viterbo ha la panchina corta

Cosa abbiamo imparato dal 2016, Viterbo ha la panchina corta

Che aveva ragione Giulio Marini, ad esempio. O che alla fine ognuno fa un po' come gli pare. Poi la più grande mancanza: quella della panchina. Non c'è una classe dirigente pronta a sostituire quella stanca, attuale

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Cosa abbiamo imparato da questo 2016.

Abbiamo imparato che forse aveva ragione Giulio Marini: che a Viterbo per cambiare, si può non cambiare perché quando si cambia, non si cambia. E se non si cambia, si cambia. Diventa uno scioglilingua. A cosa ci riferiamo? Basta ricordare le crisi politiche del 2016: tutta fuffa, tante chiacchiere e tanto fumo, ma pochi fatti e poco arrosto.

Abbiamo imparato una volta per tutte che il nodo delle Terme è indistricabile, a meno che qualcuno non si metta a testa bassa a disegnare un piano senza guardare in faccia nessuno. Senza guardare in faccia nessuno. Senza. Guardare. In. Faccia. Nessuno.

Abbiamo imparato che a Viterbo i regolamenti non valgono più di tanto. Ma forse già lo sapevamo, ma ne abbiamo avuto la conferma definitiva. Ad esempio quello per i contributi alle iniziative culturali: chi ha partecipato ai bandi, attende da mesi risposte. Eppure quelli che hanno la possibilità di attivare un canale preferenziale con l’amministrazione le ottengono subito. In pochi giorni. Eh.. c’est la vie.

Abbiamo anche imparato che, nonostante si consideri una capitale della solidarietà, Viterbo non è una città accogliente. Non lo è con chi è nato a Viterbo, con chi ha disagi che ne minano la dignità, come ad esempio i 25 disabili di Vita Autonoma. Non lo è con chi a Viterbo cerca rifugio: le alzate di scudi populiste dei senza-se-e-senza-ma nei confronti dei migranti in arrivo ne è la prova.

Nel 2016 abbiamo imparato anche che con la volontà si può fare tanto: vedi quello che hanno fatto decine di imprenditori al Poggino.

Abbiamo imparato anche che a Viterbo la più grande mancanza è quella di una nuova classe dirigente, pronta a prendere il posto di quella vecchia. Non c’è, nella politica, nelle imprese e nemmeno nei giornali. Viterbo ha la panchina corta.

 

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