Coppie di fatto, firme per il No a rischio convalida

Coppie di fatto, firme per il No a rischio convalida

Michelini, Mongiardo, Rossi, Serra, Bizzarri, De Dominicis e Frontini tutti insieme appassionatamente contro il registro per le coppie di fatto, ma è un falso. Così sulle firme per il No si apre un caso con Melissa Mongiardo pronta a respingere le oltre 2000 firme per l'impossibilità di verificarne la veridicità.

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Firme false eccellenti tra le 2196 raccolte dal Comitato Sì alla Famiglia contro il Registro per le coppie di fatto. Il caso potrebbe portare alla mancata convalida di tutto il fascicolo. “Se hanno falsificato la mia firma – dice Melissa Mongiardo presidente della I commissione consiliare che ospita la discussione sul Registro – mi chiedo quante altre? Ora pretendo la verifica firma per firma, se no non sarà possibile accettarle”.

Tra i falsi firmatari dell’appello online ci sarebbero anche il sindaco Leonardo Michelini, il presidente del consiglio comunale Filippo Rossi e i consiglieri Francesco Serra, Daniela Bizzarri, Gianluca De Dominicis e Chiara Frontini. Lo scherzetto è stato smascherato ieri mattina dalla presidente della I commissione consiliare Melissa Mongiardo che ha ricevuto dalla piattaforma CitizenGo che ospita la petizione il ringraziamento per aver firmato contro il Registro per le coppie di fatto, senza averlo fatto.

Un gioco che potrebbe costare caro a chi lo ha messo in pratica: Melissa Mongiardo e Chiara Frontini infatti sono corse in procura per presentare un esposto contro ignoti. Sembrerebbe che il computer dal quale sono partite le connessioni sia lo stesso e quindi che la persona da individuare sia una sola. Gli ambienti vicini alle forze contrarie al registro però non si scompongono: “siamo ben lieti che si arrivi fino in fondo a questa cosa. Le firme false potrebbero arrivare dalle loro fila”.

Il dato di fatto però per Melissa Mongiardo (PD) è chiaro: “Le firme, registrate senza la trascrizione del documento di identità, non sono verificate. Chiederò che venga chiesto a ciascun firmatario se veramente aderiva alla petizione“. In questo modo le 2196 rischiano di finire nel cestino. Carla Vanni, leader del movimento per la famiglia nel confermare che non è stato chiesto il documento di identità giustifica così la scelta: “non è mica un referendum, tra poche ore consegneremo il tutto”.

Tutto in ordine invece per le 1200 firme raccolte da Arci Cultura Lesbica e Solidarietà Cittadina a sostegno del Registro.