Consiglio sull’acqua, Frontini: “Siamo per la gestione pubblica, la maggioranza dica cosa vuole fare”

Consiglio sull’acqua, Frontini: “Siamo per la gestione pubblica, la maggioranza dica cosa vuole fare”

Chiara Frontini, consigliera comunale di Viterbo2020 e membro del comitato Non ce la beviamo è tra i proponenti del Consiglio straordinario: “Il Consiglio, vigliaccamente, non si è espresso sul Referendum, deve dire cosa vuole fare”.

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Oggi il Consiglio comunale straordinario sull’acqua per una gestione pubblica delle risorse idriche: “Il Consiglio, vigliaccamente, non si è espresso sul Referendum, deve dire cosa vuole fare”. Chiara Frontini, consigliera comunale di Viterbo2020 e membro del comitato Non ce la beviamo che aveva raccolto oltre 3000 firme per chiedere la convocazione di un Referendum per l’acqua pubblica nel Comune di Viterbo, poi non convocato a causa dei ritardi della maggioranza, è tra i proponenti del Consiglio straordinario. “Il Consiglio serve per sanare il fatto che il Consiglio non si è, vigliaccamente, espresso sulla convocazione del Referendum per la gestione pubblica dell’acqua. Noi – spiega – abbiamo chiesto un consiglio straordinario proponendo un ordine del giorno per far esprimere i consiglieri sul modello: pubblico o privato”.

Insomma un modo per chiamare la maggioranza allo scoperto dopo che aveva rinviato oltre l’ultima data utile il voto sull’ammissibilità del referendum. “Vogliamo che il Consiglio si esprima, visto che non hanno voluto fare un referendum. Il Consiglio non ha mai espresso una posizione chiara e visto che dovremo decidere del futuro dell’acqua entro breve deve essere chiaro chi sia per l’acqua pubblica e chi contro. Lo deve essere per il rispetto dei cittadini”.

Di fatto tutto ciò dovrebbe essere superfluo, perché il referendum di qualche anno fa e la legge regionale prevedono già che la gestione dell’acqua sia pubblica, ma in realtà questi presupposti non bastano a lasciare tranquilli. “Anche perché il sindaco Michelini in assemblea dell’aato ha votato favorevolmente per dare un mandato esplorativo al cda di Talete per capire se ci sia la possibilità di far entrare capitali privati nella gestione delle risorse idriche. Ipotesi alla quale ci opponiamo. Ribadiamo infine – conclude – che vogliamo la pubblicità dell’acqua: non per forza con Talete, ma anche con consorzi di comuni o società speciale”.

Decarta racconta la Tuscia