Consiglio comunale: il consiglio salta e l’opposizione si incazza

Consiglio comunale: il consiglio salta e l’opposizione si incazza

I numeri non ci sono, il consiglio salta e l’opposizione si incazza. Ma avanti così. A spanne. Per non dire di peggio.

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Consiglio comunale: i numeri non ci sono, il consiglio salta e l’opposizione si incazza. Sì. Non ci sono altre parole. Il primo a scattare è stato Gianluca De Dominicis del Movimento 5 Stelle che ha caldo ha, di fatto, mandato a quel paese la maggioranza. “Se gli eletti non hanno voglia di rispettare l’impegno preso volontariamente se ne vadano a casa! Dimostrerebbero almeno un po’ di rispetto verso i propri elettori!”.

Parole dure alle quali hanno fatto eco quelle di Chiara Frontini di Viterbo 2020, in consiglio nonostante la febbre. “Ogni volta – ha detto questa mattina a Sbottonati su Radio Verde – ne mancano 6 o 7 dalla maggioranza. È possibile che tutti abbiano dei problemi personali o delle malattie così gravi? Così i problemi passano in secondo piano. Io dico: i viterbesi prima di tutto”. La rabbia è tanta anche perché ci sono 50 punti all’ordine del giorno “risalenti a prima dell’estate scorsa”.

“Se fosse iniziato – ha analizzato a freddo Gianmaria Santucci di Fondazione – avrebbero discusso sull’ordine dei lavori. Insomma forse è meglio che sia saltato, almeno abbiamo risparmiato dei soldi”. Santucci poi ha sottolineato come la prossima settimana non sarà consentito fare le assisi perché la Sala d’Ercole sarà occupata per gli eventi organizzati da Panorama. “In quella sala si riesce a fare di tutto tranna che i consigli”. Ha commentato.

Affidato a Facebook poi lo sfogo di Fratelli d’Italia. “Così – hanno scritto – va in malora un’intera città, mentre la peggior amministrazione della storia fa saltare il consiglio non garantendo il numero legale, senza parole”.

Senza parole è anche la maggioranza, i cui componenti, hanno boccheggiato qualche sfogo lungo i corridoi ieri, riportati da Il Messaggero. Ma, tutto sommato, niente di che. Insomma avanti così. A spanne. Per non dire di peggio.