Comunali 2018, strateghi e prestigiatori al lavoro ma il vento sulla città è cambiato. Decisivo il partito del “voto contro”

Comunali 2018, strateghi e prestigiatori al lavoro ma il vento sulla città è cambiato. Decisivo il partito del “voto contro”

Vincerà il partito del "voto contro". Questo il vento che soffia sul capoluogo della Tuscia a una manciata di mesi dal rinnovo degli inquilini di Palazzo dei Priori.

ADimensione Font+- Stampa

Vincerà il partito del “voto contro”. Questo il vento che soffia sul capoluogo della Tuscia a una manciata di mesi dal rinnovo degli inquilini di Palazzo dei Priori.

Maghi, demiurghi e saltimbanchi della politica sono al lavoro. Cercano di appendere alle nuvole i loro costrutti. Fanno le analisi del consenso agli attori sullo scacchiere, scandagliano fuori del palazzo alla ricerca di papabili alla carica di sindaco. Ne riesumano da un mondo antico qualcuno e ne spingono avanti il nome negli ambienti giusti, per vedere l’effetto che fa. Buttano giù sui taccuini possibili schemi: fatti di alleanze, salti del fosso e classici giochini dietro le quinte. L’ossessione è il mantenimento del potere o la conquista. La città è lontana, sullo sfondo.

Sempre le stesse facce, sempre gli stessi nomi. Ma il vento delle “clientele”, pomposo e vigoroso negli anni passati, è ormai un flebile venticello. La credibilità di molti, dopo tanti giri a vuoto sulla giostra, è ai minimi storici. E le persone, che non vogliono morire, spinte da un istinto antico sono alla ricerca di chi fa cose. Di chi ha dimostrato di saper fare qualcosa. Hanno le antenne dritte per intuire visioni, prospettive, uomini carismatici e squadre possibili. Magari anche di qualche compasso. C’è un capoluogo da inventare, da traghettare in un mondo attuale. E la classe politica che la città ha tra le dita in massima parte francamente non sembra più adatta allo scopo. E come tutte le cose non adatte è destinata all’estinzione. Estinzione dei consensi e quindi eclissi del futuro. Politico, naturalmente.

Ci si domanderà quindi dove sarebbe questo futuro. Al momento difficile capirlo ma ci sono pezzi di città lontani dalle solite regie, difficilmente individuabili e tracciabili e che comunque sono destinati a giocare un ruolo importante nel plasmare il clima in cui si verrà a tenersi la prossima campagna elettorale.

Il vecchio mondo, i vecchi mondi, stanno apparecchiando una “grande guerra”. L’intreccio trasversale e la voglia di tradimenti reciproci, pur di rimanere personalmente a galla, sono all’ordine del giorno. E ne vedremo tantissimi da qui alla cristallizzazione del quadro delle alleanze. Il vento forte, che si respira chiaro e che punge in faccia, è chiaramente quello del “voto contro”. Ecco perché per vincere serve davvero qualcosa di nuovo. Di nuovo davvero però. Una novità tarocca non riuscirebbe a sfondare con questo clima e la voglia di mettere un punto è talmente alta che è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che il figlio di un amore in provetta tra vecchi volponi della politica locale possa diventare sindaco.

Della serie meglio l’ultimo degli sconosciuti che sempre la stessa minestra. Anche perché ormai è una ministra che non sfama e quindi non “guerna”. Difficile quindi che la maggioranza dei votanti intenda farla governare.