Complesso di S. Pietro, riqualificarlo con i soldi degli affitti dell’archivio di stato

Complesso di S. Pietro, riqualificarlo con i soldi degli affitti dell’archivio di stato

In tempi di crisi occorre tagliare gli sprechi e mettere a frutto le risorse pubbliche per migliorare il patrimonio collettivo, piuttosto che per garantire qualche buona rendita a un privato. Ed è così che proponiamo di riqualificare San Pietro andando a mettere a frutto i soldi oggi spesi per affitto della sede dell'archivio di stato.

ADimensione Font+- Stampa

Complesso di San Pietro e archivio di stato, un possibile sposalizio pieno di frutti. Sanno i viterbesi che l’archivio di stato che si trova in via Cardarelli paga ogni anno l’affitto a un privato per avere quella sede? Un affitto che non grava sulle spalle del Comune di Viterbo, ma che viene liquidato direttamente dal Ministero per i Beni Culturali.

Pur sempre soldi dei cittadini, anche viterbesi. Soldi che ogni anno, alla fine, si perdono nel vuoto di una pigione. Tutta ricchezza che va a un privato, questo è chiaro, ma forse si dovrebbe tentare uno sforzo d’immaginazione per tramutare denaro pubblico in ricchezza collettiva.

Ed è qui che entra in scena il complesso di San Pietro, detto anche palazzo di Donna Olimpia. Una proprietà del Comune di Viterbo fatiscente, che cade letteralmente a pezzi. Un luogo potenzialmente fantastico: grande cubatura a disposizione, posizionato in pieno centro storico. Riqualificarlo significherebbe dare una nuova immagine a un bel pezzo di città e avere a disposizione del Comune interessanti spazi.

Ed è qui che nasce la sintesi tra la sfortunata storia del complesso di San Pietro (leggi) e la fortunata, solo per il privato che incassa l’affitto annuale, storia dell’archivio di stato. Archivio di stato che, non avendo una sede propria e dovendo pagare ogni anno l’affitto, potrebbe essere messo al centro e reso protagonista di un’operazione virtuosa.

Tutto dovrebbe nascere da un protocollo tra Comune di Viterbo e Ministero, finalizzato a prendere un mutuo per la sistemazione del complesso di San Pietro. Struttura nella quale si potrebbe quindi trasferire l’archivio di stato di Viterbo. Un mutuo quindi garantito dal ministero che, in cambio della riqualificazione della struttura, si vedrebbe sgravato sul lungo periodo del pagamento dell’affitto. Dando tra l’altro una sede prestigiosa all’archivio di stato stesso.

Considerando la vicinanza che il ministro Dario Franceschini ha dimostrato verso il capoluogo della Tuscia, un’operazione tutt’altro che impossibile. La segnaliamo ai nostri amministratori comunali, confidando che vorranno valutarla.

Li invitiamo anche a risponderci, per dirci cosa ne pensano e se li interessa questa prospettiva. Al tempo stesso confidiamo che questo nostro articolo, come in qualche modo accadde per la storia del degrado a Villa Lante (leggi), arrivi sul tavolo del ministro. E che lo stesso lo trovi interessante.

Sarebbe il modo migliore per utilizzare il denaro pubblico nella riqualificazione di un bene della collettività. Se non è cambiare verso questo!

  • Angelo Allegrini

    Magari. Sarebbe una scelta intelligente, utile e proficua per la nostra città come lo era la mia proposta di una ventina d’anni fa di ristrutturare le Ceramiche Tedeschi e utilizzarle come sede d’Archivio. A quel tempo c’erano nel bilancio del ministero cento miliardi di lire e dirigenti accorti, tuttavia non se ne fece nulla perché taluni tecnici intermediari non vollero mettersi d’accordo. Sotto la presidenza della provincia di Mazzoli fummo i primi a parlare di una cittadella della cultura con rilancio di archivi, biblioteche, centro di catalogazione e laboratorio di restauro ma, ahimé, non interessava a nessuno, era meglio lasciare ogni cosa come si trovava e tutto rimase lettera morta. Era pure una idea intelligente quella di Leonardo Michelini di destinare una parte del convento dei Carmelitani (ex Tribunale) alla sede dell’Archivio di Stato, poi, purtroppo, il Sindaco ha cambiato idea e non se ne è fatto nulla. Riqualificare il palazzo Pamphili a Porta San Pietro sarebbe un intervento portentoso ma non credo che vi siano in città interlocutori disponibili ad impegnarvisi seriamente. D’altronde la cultura mica paga, si sa, “carmina non dant panem”…