Come cambia la visione del Pd da Roma a Viterbo

Come cambia la visione del Pd da Roma a Viterbo

Secondo l'Unione Comunale sovvertire l'esito elettorale per favorire l'opposizione è incompatibile con l'essere del Pd, ma lo stesso partito lo ha fatto due mesi fa a Roma e nessuno ha si è lamentato.

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“Incompatibili con l’appartenenza al PD comportamenti che in maniera diretta o indiretta sostengono i tentativi per sovvertire l’esito elettorale”. Questo in breve il testo rilasciato qualche giorno fa dall’Unione Comunale del Pd di Viterbo, a guida fioroniana, rivolto ai serra-panunziani. Un comunicato dove viene detto a chiare lettere che gli atteggiamenti di questo tipo favoriscono l’opposizione comunale, quindi i “voltagabbana” vengono quasi considerati collusi con la destra viterbese.

A un giorno di distanza dal comunicato dell’Unione Comunale, però, arrivano anche le dichiarazioni di Antonio Rizzello, Sandro Mancinelli, Fabio Scalzini e Stefania Merlani, che fanno notare come la commissione provinciale del Pd ha annullato lo stato dell’Unione Comunale e “di conseguenza, tali organi non sono in alcun modo legittimati ad assumere alcuna iniziativa politica e organizzativa”.

Una diatriba che sembra infinita, frastagliata da mille organi burocratici interni, esterni e paralleli al Partito Democratico. Quello che però ha attirato la nostra curiosità, è la parte iniziale del discorso, quella in cui si dice che chi vuole sovvertire l’esito elettorale è incompatibile con il Pd. Un fatto particolarmente curioso questo, che ci riporta alla mente eventi accaduti qualche mese fa a 100 chilometri da Viterbo.

Stiamo ovviamente parlando del caso di Ignazio Marino, sindaco di Roma per il Pd, costretto a consegnare le dimissioni a causa delle pressioni del suo stesso partito. Quando Marino ebbe l’ardire di ritirare le dimissioni, lo scorso 29 ottobre, il Governo della Capitale fu sciolto il giorno dopo con le dimissioni di 26 consiglieri comunali, del Pd e di altri partiti.

Un caso abbastanza palese di “sovversione dell’esito elettorale”, accorso non più di due mesi fa e che ha visto lo stesso Pd gettare nel vuoto il proprio sindaco, favorendo di fatto l’ascesa all’amministrazione capitolina delle allora forze di opposizione. Perché due mesi fa sovvertire l’esito elettorale sembrava cosa buona e giusta e ora no? Perché Ignazio Marino non è proprio quello che si può definire un ‘renziano’? Eppure tanti elettori in quei giorni sono scesi sotto il campidoglio per chiedere al sindaco di ritirare le dimissioni…quegli elettori, che hanno votato per Marino e che hanno continuato a sostenerlo anche dopo le ridicole accuse a sue carico, non contano nulla?

Non ci risulta, comunque, che nessuno abbia chiesto ai consiglieri dimissionari di Roma di uscire dal Pd, perché incompatibili per aver sovvertito l’esito elettorale. Forse in questo braccio di ferro viterbese contano di più i rapporti di forza, che non l’esito elettorale. Forse è il momento di smettere di perdersi in vuote minacce e competizioni di superiorità e prendere una decisione per il bene della città: Michelini sì o Michelini no.