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Città dei veleni, di chi la colpa? Di Barelli o di alcuni “invasati”?

Città dei veleni, di chi la colpa? Di Barelli o di alcuni “invasati”?

L'aria a Viterbo sta diventando irrespirabile. Giornalate e annunci di querele sono ormai all'ordine del giorno, anzi all'ordine dell'evento culturale. Michelini sta dissipando il suo "tesoro" politico e la sua immagine per cose piccole. E' un gesto di masochismo il suo? Faccia chiarezza, la città è stanca. O la colpa è del "presunto conflitto d'interessi" di Barelli o degli "invasati" che, senza ragione (?), stanno alimentando l'ennesima macchina del fango.

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Sono giorni difficili quelli che Viterbo sta vivendo. Da Ferento a oggi tutta una serie di veleni, sulla stampa e per le vie della città. Ad inquinare il pozzo è un fiumiciattolo che a dire il vero tira con sé pochi soldi, se si fanno i confronti con il bilancio complessivo del Comune. Si tratta del “fosso” della cultura viterbese.

La pietra del presunto scandalo è da ricercare nei giorni della composizione della giunta Michelini e, per essere più precisi, nella scelta di affidare a Giacomo Barelli l’assessorato alla Cultura. Subito un gruppo di associazioni culturali ha puntato il dito sulla nota vicinanza dell’assessore a un gruppo che da diversi anni a questa parte ha partecipato alla costruzione dell’offerta culturale viterbese: Caffeina.

Vicinanza che già in estate era stata evidenziata come potenziale “conflitto d’interessi”. Il sindaco ha deciso che la questione fosse di poco conto e si è andati avanti. Da quel momento in poi diverse azioni sostenute dall’assessorato di Barelli hanno generato mal di pancia e veleni in città: dalle decisioni dell’estate a Ferento fino alle scelte fatte sul Natale viterbese, passando per il convegno salute e sport organizzato dall’associazione Novella (anche questa “accusata” di “caffeinismo”).

In tutte queste occasioni ha aleggiato sulla città lo spettro del presunto “conflitto d’interessi”. Ogni volta polemiche e veleni a mezzo stampa e di conseguenza “schiaffoni” più o meno sonori al sindaco Michelini.

Ora le cose sono due: o il conflitto d’interessi c’è e si sostanzia (ma a questo punto andrebbero fornite le prove e fatta luce sui meccanismi e nomi coinvolti) o in città ci sono forze culturali “invasate”, “deliranti” e “rosicone” che in maniera pretestuosa agitano lo spettro del conflitto d’interessi.

Per il sindaco è sempre più necessario iniziare l’investigazione e scoprire la verità. Se fosse vera la prima ipotesi sarebbe doverosa la rimozione di Barelli dalla Cultura, magari con una ridistribuzione di deleghe che lo porterebbe a occuparsi di altro. Se invece non fosse così è ora che il Comune inizi a inchiodare gli “invasati”, “deliranti” e “rosiconi”. Questa è un’operazione che Michelini deve alla città perché francamente quanto sta accadendo fa venire il vomito e politicamente farsi distruggere l’immagine per un settore come la Cultura sarebbe da ignoranti e poco illuminati.

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