Cinque Stelle incalzano la maggioranza Michelini: “E io pago!”

Cinque Stelle incalzano la maggioranza Michelini: “E io pago!”

"... E io pago!" Così diceva il barone Antonio Peletti, interpretato dall'immortale Totò, nel film “47 morto che parla” del 1950 e divenuto nel tempo una icona cultural popolare italica.

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Il Movimento Cinque Stelle di Viterbo mette il dito nella piaga delle assenze tra le file della maggioranza ai consigli comunali. Lo fa in una nota alla stampa che riportiamo integralmente:

“… E io pago!” Così diceva il barone Antonio Peletti, interpretato dall’immortale Totò, nel film “47 morto che parla” del 1950 e divenuto nel tempo una icona cultural popolare italica.

Così, purtroppo, dobbiamo dire anche noi, riflettendo sull’ennesima presa in giro da parte della giunta Michelini ai cittadini viterbesi. Chi pagherà, infatti, le spese di consigli che una volta su due non si terranno per le assenze dei consiglieri di maggioranza, sin dalle prime convocazioni?

Purtroppo, come sempre, i cittadini, vittime della loro noncuranza e menefreghismo nei confronti degli elettori. La convocazione in seconda chiamata di tutti i consigli comunali di ottobre, ma temiamo che la problematica durerà ormai fino a fine legislatura, è la chiara dimostrazione del fallimento di questa amministrazione.

Alla sostituzione di numerosi assessori si aggiunge il cambio di ben 3 presidenti del consiglio e il passaggio alla minoranza di addirittura 5 consiglieri, a dimostrazione di una maggioranza non certo coesa e la cui litigiosità è stata e continua ad essere un danno per la città, ormai da 4 anni e mezzo in balia degli umori di questa o quella cordata politica.

Progetti come il regolamento del verde pubblico e privato, la riorganizzazione dei distretti scolastici o la regolamentazione delle concessioni di licenze per alimenti e bevande a tutela del centro storico, solo per fare alcuni esempi, sono stati di fatto cancellati dalle cronache consiliari solo perché indigesti a membri di fazioni interne alla maggioranza, senza contare le infinite discussioni su pratiche come il registro delle unioni civili che ha visto Michelini & Co. divisi ed in difficoltà per mesi e mesi con il conseguente blocco delle attività consiliari stesse.

Non ultima la questione di votazioni importanti, come la nomina del collegio dei revisori e della decadenza di un consigliere comunale, che hanno visto la compagine centro-sinistroide alla guida della città, incapace di far valere la propria volontà a causa delle defezioni di numerosi propri consiglieri, malgrado le indicazioni dello stesso sindaco.
Insomma una debacle totale a cui si aggiunge ora la necessità di tenere i consigli con un numero minimo di presenze, quindi in seconda convocazione stile riunione di condominio, con l’aggiunta del costo che le prime convocazioni comportano comunque per i cittadini viterbesi che dovranno pagare il gettone di presenza per chi presenzierà al primo appello, malgrado non si possa comunque dare avvio ai lavori.

Il nostro portavoce ha sempre rinunciato in questi casi al gettone di presenza (gia da anni unico a farlo, si è decurtato anche del 30% il valore dei propri gettoni di presenza) e lo stesso farà in queste occasioni. Riterremmo quantomeno opportuno che almeno i consiglieri di maggioranza, ma auspichiamo anche quelli di minoranza, presenti all’appello delle prime convocazioni, facessero lo stesso.

Far gravare sui cittadini, per problemi tutti interni all’amministrazione Michelini, costi inutili, visto che le adunanze in prima convocazione non daranno poi luogo a lavori consiliari, ci sembra fortemente ingiusto e per questo chiediamo a tutti i consiglieri un gesto di rispetto verso i cittadini e le loro finanze, rinunciando a tali gettoni di presenza.

Qualcuno accuserà di demagogia la nostra proposta, pur di giustificarsi e potersi tenere il tanto agognato quattrino, ma i soldi di cui stiamo parlando sono pagati da tutti noi con le tasse: vi sembra corretto che per colpa di “vostri dipendenti” che non si presentano al lavoro senza giustificazione voi dobbiate comunque pagare?
Lo fareste se foste i loro datori di lavoro (e non dimentichiamoci mai che tecnicamente lo siamo)?
Questo gesto ci sembrerebbe solo essere una dimostrazione di buon senso e rispetto per i cittadini, cui dovrebbe seguire la “punizione” degli assenteisti, sia in sede consiliare sia alle prossime urne. L’alternativa è continuare a citare indegnamente e mestamente l’immortale principe De Curtis, seppur in vernacolo viterbese”.

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