Ciao Massimo Natili, il ricordo di Massimiliano Mascolo. Oggi alle 15 i funerali in Duomo

Ciao Massimo Natili, il ricordo di Massimiliano Mascolo. Oggi alle 15 i funerali in Duomo

Vallelunga, Monza, Silverstone ed Aintree. C'è stato questo nella vita di Massimo Natili. Manifesto credibile, con le sue vittorie, di una Viterbo che in quegli anni tratteggiava un'ascesa. Oggi l'ultimo saluto al Duomo, ore 15.

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Con Massimo Natili se ne va un pezzo della storia di Viterbo. Un uomo-personaggio, con cuore idee e velocità. Abbiamo chiesto al giornalista Rai viterbese Massimiliano Mascolo di poter riprendere un suo scritto su Massimo Natili. Ci sembrava importante per sottolineare il peso di un qualcuno che ha sempre sognato e immaginato una Viterbo migliore. 

 

“Massimo Natili ci ha lasciati a 82 anni e poco più, alla fine di una vita densa di imprese e avventure, fatta di gioie e dolori come per ognuno di noi, ma non è questa la sede per farne il bilancio per quanto riguarda ciò che sport non è stato nella sua vita.

Troppo piccolo per vivere appieno i suoi successi sulle quattro ruote, ho vissuto la fase in cui Massimo si era convertito con successo all’imprenditoria e si era dedicato alla presidenza provinciale del Coni. Mi sono perso insomma la parte migliore: quella delle vittorie in pista e su strada che lo avevano iscritto tra i migliori specialisti nazionali: ma anche degli incidenti drammatici, compresi quelli di alcuni piloti, dei quali solo per poco non si è trovato a condividere lo stesso destino doloroso.

I soldi contavano eccome, ma sul circuito non facevano la differenza, non più di tanto. Erano anni ruggenti per l’automobilismo, altro che computer e telemetria: farsi raccontare da Natili certe messe a punto fatte ad occhio, mettersi a contare le fratture e i punti di sutura, era un po’ come sognare e immergersi nell’atmosfera dei box spartani di Vallelunga dove il nostro era diventato un reuccio, tanto che non è azzardato dire che Massimo era nato a Ronciglione, cresciuto a Viterbo, adottato da Roma.

Ma non c’è stata solo Vallelunga nella carriera di Natili: c’è stata Monza, dove rischiò realmente la vita e venne salvato da uno spettatore e dalla bravura dei medici, un po’ come accadde quindici anni dopo a Niki Lauda al Nurburgring. C’è stata Silverstone, ed Aintree, dove ebbe il grande onore di far parte della griglia di partenza di un gran premio di Formula Uno. C’è stata Le Mans e la sua 24 ore a cui Massimo partecipò con un discreto successo. Ci sono state tutte le classiche corse in salita degli anni ’50 e ’60, dalla Raticosa al Bondone. Pergusa dove si fece conoscere al grande pubblico, Caserta dove vide morire il suo grande amico Geki Russo. E la Coppa del Cimino che riuscì a vincere solo a fine carriera, quasi a saldare un debito con i suoi tifosi veri.

La sua attività sportiva è stata tutta una ascesa, testimoniata anche dalle cilindrate e dai modelli portati al successo. Dalla Topolino alla 500, dalla Giannini alla De Santis, dalla Bizzarrini alla Cooper, quasi di pari passo – e non è retorica – con l’ascesa di una cittadina che si costruiva un suo modello di buon vivere dopo le distruzioni della guerra. Di questa ascesa Natili era un manifesto credibile, fatto di vittorie, per di più in uno sport che profumava di modernità, e con un buon seguito di tifosi, di appassionati, e puntualmente di invidiosi.

All’uomo-Natili forse piaceva avere gli occhi addosso, vedere i flash dei fotografi, l’essere spesso in primo piano, visto che per qualche anno aveva fatto anche cinema, ma più dietro le quinte che davanti alla macchina da presa. Aveva senso dello spettacolo, ma senza invadenza ed esagerazione. Ma questo non lo distoglieva dal pensare anche alla sua terra, più di quanto non si creda, con mille iniziative legate non solo allo sport: dal tennis a Punta del Lago con Nicola Pietrangeli, alla visita di Nino Benvenuti a Viterbo, all’organizzazione delle Giornate Olimpiche, per finire con la Mille Miglia storica: ma qui siamo già alla fase post-corse.

Nel frattempo il modello di buon vivere si andava frantumando, e ce ne stiamo accorgendo ora con un senso di smarrimento. Forse per Natili questa consapevolezza arrivò molto prima, da uomo abituato a guardare sempre al domani e a non fermarsi troppo a rivangare il passato. Quel passato che ormai contava poco, quasi niente, in un paese sempre meno avvezzo a lottare con spavalderia per affermarsi, come succedeva sulle piste e sulle strade di sessant’anni fa: proprio quelle che tante volte hanno visto vincere Massimo Natili”.

 

Massimiliano Mascolo