Ci siamo “mangiati” la gioventù, ora è tempo di dieta

Ci siamo “mangiati” la gioventù, ora è tempo di dieta

Rapporto Caritas 2016 sulla povertà alla mano, please. Vincono i giovani. Loro i più fragili, quelli col futuro più incerto e il presente più raffazzonato.

ADimensione Font+- Stampa

Rapporto Caritas 2016 sulla povertà alla mano, please. Vincono i giovani. Loro i più fragili, quelli col futuro più incerto e il presente più raffazzonato.

Stanno peggio degli anziani e grazie a dio, nella maggior parte dei casi, hanno degli anziani che badano a loro. Dal punto di vista del sostentamento economico e della dignità. Il rapporto nazionale, pubblicato in queste ore, fotografa una situazione nota ma della quale si tende a non prendere atto. Troppo scomoda perché non è che la povertà dei giovani può essere tradotta con loro incapacità, inadeguatezza o come anche qualche illustre fu ministro ebbe modo di fare declinando il tutto alla voce “bamboccioni”.

Signori tutti, la polvere è troppa. Inutile continuare a pretendere di nasconderla sotto al tappeto. Qualcuno smetta anche di infilarsela nel naso, altera la percezione della realtà. La povertà dei giovani dice una cosa chiara, racconta il fallimento di un sistema. Sistema da “parafieni” con cui si è preteso di far girare il mondo fino a oggi. Ora il bubbone è scoppiato ed è difficile trovare pezze per nasconderlo.

Il futuro bruciato di una generazione bruciata è tale perché così disposto e decretato dal combinato di una vecchia classe politica e una vecchia classe sociale che nel nome del quieto vivere e del “campa e fa campa’” si è spazzolata via tutto. Succhiando e non costruendo, svuotando le midolla del Paese, provincia dopo provincia, piccolo comune dopo piccolo comune. L’accordo semplice è stato quello delle clientele: sistemare i più dentro un sistema parassitario per assicurarsi la gestione parassitaria del tutto. In maniera da accumulare tante ricchezze private figlie della depredazione del pubblico.

E così si è arrivati al finale. Con il futuro che si vorrebbe uccidere, come faceva Kronos con i propri figli. E’ la fine di un mondo, la resa dei vecchi arnesi clientelari. Così i partiti infetti si sfasciano, nella società emerge nuova classe dirigente e ci troviamo ad affrontare il momento più buio. Quello del cambio di paradigma. Dove i rapporti di forza devono ristrutturarsi su nuove basi, dove i blocchi posti dai vecchi volponi stanno per cadere ma ancora resistono.

Soltanto seppellendo il paradigma di prima si può ridare ossigeno, spalancare le finestre delle nuove possibilità. Con l’amaro nelle bocche di quei padri e quelle madri che si rendono conto di essere impotenti. Educare i propri figli alla furbizia, al clientelismo oggi non paga più. Non c’è più spazio per le clientele. E vedere quarantenni nelle camerette di casa è forse il più grosso dolore dei tempi contemporanei. La resa dei padri è l’unica strada per liberare i figli. Per riportare nelle camerette i nipoti e ridare significato alla vita.

Sono stati decenni di grandi illusioni e padreterni. Ora la vita chiama a delle scelte di novità. I giovani sono chiamati al compito di ricostruire e ripensare un domani. I padri ad arrendersi, anche per il loro bene. Il mondo che conoscevano non esiste più ed è ora che, dopo tante garanzie, anche loro si rassegnino a un presente più giusto e meritocratico.