Chiusura Teatro Caffeina, Cervo: “Smettiamo di far sembrare questa città una setta satanica, senza neanche il fascino di satana”

Chiusura Teatro Caffeina, Cervo: “Smettiamo di far sembrare questa città una setta satanica, senza neanche il fascino di satana”

"Facciamo uno sforzo collettivo di dialogo e comprensione in questo territorio bello e difficile, prima di gettare la spugna definitivamente e abbandonarlo. E creiamo un sistema sano. Smettiamo di far sembrare questa Città una Signoria poco signorile, una setta satanica senza nemmeno il fascino di satana".

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La chiusura a pochi attimi dall’apertura del Teatro Caffeina è argomento che sta facendo discutere e dividere la città di Viterbo. Su quanto accaduto è voluto intervenire Gian Maria Cervo, direttore artistico di Quartieri dell’Arte e una delle menti più dinamiche e forti che il capoluogo della Tuscia ha sul fronte culturale.

Pubblichiamo integralmente il suo intervento.

 

L’atto della chiusura del Teatro Caffeina è carne della carne e sangue del sangue della mentalità viterbese. Quella mentalità che da molti anni informa l’operato delle amministrazioni che in Città si sono avvicendate. Sì, è vero, ci sono stati rari momenti (e mi riferisco in particolare agli anni 2003-2007) in cui si è pensato che Viterbo potesse vivere un’età dell’oro ma la presunta età dell’oro è passata, per citare una canzone degli Alan Parsons Project “proprio quando sembrava che i miracoli non fossero molto da chiedere”.

Premetto. Io ho spesso criticato Filippo Rossi e il suo operato. Non mi sono piaciute le pericolose e talvolta volgari sovrapposizioni tra movimenti politici e organismi culturali che si sono create in Città. Non mi è piaciuto il fatto di voler vendere come momento di alta espressione culturale un’iniziativa a carattere ricreativo che semmai, in una Città di cultura e arte, sarebbe dovuta essere presentata, con un po’ di umiltà, come un contorno, una cornice, alla vera ricerca e alla vera produzione culturale.

Ma se c’è un’iniziativa che la Fondazione Caffeina ha portato avanti con entusiasmo e onestà, quella è l’apertura del Teatro Caffeina. Il mio precedente articolo sulle pagine de La Fune è stato una facile profezia dell’apertura/chiusura del Teatro Caffeina: “E’ possibile che persista ancora in questa Città un interesse a mantenerla isolata, per meschino tornaconto di pochi, e che tale interesse abbia tra le sue manifestazioni un’ostilità verso la creazione e la produzione culturale? Sicuramente, segni di questo interesse si potevano ancora riscontrare all’epoca in cui Menotti, osteggiato da certi proprietari terrieri, non riuscì a organizzare il Festival dei Due Mondi a Viterbo.

Oggi quell’interesse potrebbe essere venuto meno ma di certo l’input che quell’interesse ha dato è rimasto, una specie di ordine insensato che si continua ad eseguire per inerzia. Provate a organizzare un evento culturale a Viterbo e spesso vi troverete a parlare con una burocrazia poco dialogante e poco accogliente”.

Certo Caffeina non ha mai dimostrato, neanche lontanamente, di essere il Festival dei Due Mondi. Ma l’apertura di un nuovo spazio sarebbe stato ossigeno puro per questa Città. Non solo per Caffeina. Anche per realtà che da anni fanno produzione culturale rigorosa in Città.

Un ossigeno che manca. Perché in questa Città c’è da aver paura a organizzare qualcosa di complesso, c’è da tremare.
Un paio di esempi che riguardano me il Festival che dirigo da vicino?

La mostra che Quartieri dell’Arte sta organizzando a Viterbo con l’Accademia Nazionale di San Luca. Credo che siamo arrivati al ventesimo incontro con vari interlocutori comunali meramente per tenere aperto il Teatro dell’Unione e mostrare la bella installazione che Pierpaolo Perilli ha realizzato nell’edificio.

E non siamo ancora arrivati a una soluzione. E siamo stati costretti a sottrarre tempo prezioso alla curatela, all’organizzazione, alla comunicazione, alle relazioni con persone e enti che generosamente ci hanno offerto la loro collaborazione.

E poi l’omaggio che abbiamo fatto a Peter Stein sempre con l’Accademia di San Luca, a Palazzo Carpegna, a Roma. Per cui il TG3 nazionale con la sua rubrica del sabato notte “Chi è di scena” ci ha dedicato ben sette minuti di servizio. Non è la prima volta che realizziamo eventi importanti e complessi del Festival fuori Viterbo perché a Viterbo, che avrebbe tutte le potenzialità e tutti i mezzi, nonostante tutto, mancano le infrastrutture. E perché c’è da avere paura a organizzare troppe cose complesse a Viterbo.

Voglio fare un’altra considerazione provocatoria sulla apertura/chiusura del Teatro Caffeina: è assolutamente comprensibile che l’Amministrazione comunale sia preoccupata del fatto che, viste le dabbenaggini che hanno caratterizzato il restauro e la (non)riapertura del Teatro dell’Unione, ora ci sia un organismo privato che abbia fatto domanda alla Regione Lazio e si accinga a fare una domanda al Mibact per la creazione di un Centro di Produzione in uno spazio che non è il Teatro Comunale.

Ma ammesso che questa preoccupazione ci sia, questa non può e non deve farsi leggere come il ripresentarsi della maledizione burocratica che sembra attanagliare la Città. Se questa preoccupazione esiste, l’Amministrazione ponga immediatamente mano a un progetto di Centro di Produzione al Teatro dell’Unione alternativo a quello della Fondazione Caffeina ma lasci vivere il Teatro Caffeina, incentivando semmai un sano sistema teatrale competitivo in Città, di cui io, da operatore teatrale, non ho il minimo timore.

Se il Comune di Viterbo non vuole essere oggetto di diffidenze e sospetti, cambi passo verso l’organizzazione degli eventi culturali. Ora e per sempre. Il Sindaco Michelini non deve andare così lontano per trovare esempi di buone pratiche. Basta che si rivolga al territorio della Tuscia e guardi all’operato di suoi colleghi come Ruggero Grassotti, di Vitorchiano, o Francesco Bigiotti, di Bagnoregio.

Infine vorrei che questo pezzo fosse interpretato non come una polemica ma come una preghiera. Agli amministratori, alle autorità preposte alla concessione di permessi e licenze, agli operatori e naturalmente ai cittadini.

Facciamo uno sforzo collettivo di dialogo e comprensione in questo territorio bello e difficile, prima di gettare la spugna definitivamente e abbandonarlo. E creiamo un sistema sano. Smettiamo di far sembrare questa Città una Signoria poco signorile, una setta satanica senza nemmeno il fascino di satana. Esprimo la mia solidarietà a Filippo Rossi e alla Fondazione Caffeina”.

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