Chi salverà l’Italia? Il mito, of course

Chi salverà l’Italia? Il mito, of course

Chi fermerà la musica, cantavano i Pooh. Chi o che cosa salverà l'Italia, si chiede Marcello Veneziani, scrittore e intellettuale di area conservatrice. Risposta semplice: il mito, naturalmente

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Chi fermerà la musica, cantavano i Pooh. Chi o che cosa salverà l’Italia, si chiede Marcello Veneziani, scrittore e intellettuale di area conservatrice. Risposta semplice: il mito, naturalmente. Se ne parla al Centro Studi e Ricerca “Il Leone” (creato dal consigliere regionale Daniele Sabatini e dall’omologo comunale Giulio Marini), prendendo spunto dall’ultimo saggio del giornalista intitolato appunto “Alla luce del mito” (editore Marsilio) con un sottotitolo eloquente: “Italia ed italiani, tra mito realtà e finzione. In un paese che stenta ormai ad esistere”. L’incontro si inserisce negli appuntamenti di “Autunno culturale”, animati da Emanuele Ricucci, caporedattore di GiornaleOff, inserto culturale del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti.

L’analisi parte da una costatazione lampante: l’Italia di oggi è un paese alla deriva, in calo in tutti gli indicatori di vitalità (decremento delle nascite, perdita di valori, invasione straniera, progressiva islamizzazione). E allora come si ferma questa lenta (nemmeno tanta…) regressione? Come si può pensare di uscire da una quotidianeità ricca di mediocrità e povera di contenuti? La risposta di Veneziani è chiara: torniamo al mito. E che cos’è? “L’Italia – argomenta –  è la più grande potenza mondiale dal punto di vista artistico e culturale. Siamo inequivocabilmente primi per monumenti e opere d’arte; abbiamo diffuso cultura in tutto il mondo. Dante è vissuto 7 secoli, fa ma ancora oggi è portatore di un messaggio universale che vale in ogni angolo del pianeta. Il bello è la nostra straordinaria forza: cominciamo a sfruttarlo. Anche perché il bello è statico, inerte e si contrappone al brutto, anzi lo subisce, che è invece dinamico e aggredisce e distrugge. La Cappella Sistina è bella a prescindere e sta lì immobile da centinaia di anni, eppure non ha mai perso il suo fascino”.

La domanda è inevitabile: dove si annida il brutto? “Dappertutto perché avanza nella politica, nella società, nelle istituzioni”. Forse l’analisi è eccessivamente pessimista, ma è indubbio che contiene incontestabili verità. Ma se il mito si identifica con il bello, chi di conseguenza lo personifica? Naturalmente gli artisti, gli intellettuali, gli scrittori, cioè tutti coloro che hanno contribuito a creare il “mito Italia”, ma anche “gli eroi, i fondatori delle città – aggiunge Marcello Veneziani – i testimoni e i martiri della nostra civiltà. Quella italica che è componente essenziale e pure maggioritaria di quella europea e occidentale, in generale”. Ma non facciamoci illusioni noi contemporanei: “Dobbiamo convincerci che non siamo l’ombelico del mondo, non l’inizio e nemmeno la fine. Siamo solo l’anello di congiunzione di una catena che è poi la tradizione. Noi abbiamo il dovere di conservarla e di tramandarla a chi verrà dopo”.

E si passa anche all’attualità. Veneziani ne ha per tutti. Senza mai fare nomi, non la manda a dire. “Ci siamo adagiati all’idea di leader piacioni (Berlusconi e Renzi, per caso?), ma il nostro paese ha davvero bisogno di questi personaggi? Meglio ripartire dalle idee e da una nuova classe dirigente, capace di interpretare queste diverse esigenze”. E lo “ius soli”? “Una legge sbagliata che ridicolizza le cose serie (come fascismo, antifascismo e Liberazione) e fa diventare serie le cose ridicole (come i gadget e gli accendini con l’immagine di Mussolini o i saluti romani su Facebook)”. Ce n’è anche per Papa Francesco: “Quando difende lo ius soli, dimentica a mio avviso un paio di particolari non secondari. Nel Vangelo si dice ‘Bussate e vi sarà aperto’, ma questo non bussano e arrivano senza chiedere il permesso. E poi ricordate il gesto di San Martino che divise in due il suo mantello per proteggere un mendicante dal freddo? Beh, se lo avesse diviso per 22, sarebbero tutti morti di freddo…”.

Conclusione che è anche un appello: “Ritroviamo la concretezza delle cose e la gerarchia della vita. E il mito è il modo per poterle ritrovare”. Altrimenti? “Il declino sarà inevitabile e nulla potrà fermarlo”. Amen.

Natale Viterbo