Carta di Pisa – Il Pd l’approva per i suoi iscritti in attesa che anche Palazzo dei Priori faccia il passo

Carta di Pisa – Il Pd l’approva per i suoi iscritti in attesa che anche Palazzo dei Priori faccia il passo

Carta di Pisa, il Partito Democratico anticipa il Comune di Viterbo e l'adotta per i suoi iscritti. Il primo a parlarne nella Tuscia è stato Francesco Serra.

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Schermata 2015-01-08 alle 17.22.46Carta di Pisa, intanto l’approva il Partito Democratico di Viterbo e la rende valida per i suoi iscritti. Il tutto in attesa che anche da Palazzo dei Priori battano un colpo, adottando questo codice etico per tutti i consiglieri e amministratori comunali.

Il primo a parlarne alle nostre latitudini era stato il capogruppo del Pd in Comune Francesco Serra. Ma la faccenda era rimasta abbandonata nel dimenticatoio. Ieri sera invece è stata portata sul tavolo dell’unione comunale dei democratici. E il partito ha deciso di approvarla e applicarla al suo interno. In soldoni: chi sta nel partito deve rispettarla. Pena l’espulsione o delle sanzioni.

Il documento è stato pensato per essere rivolto agli amministratori pubblici che intendono rafforzare la trasparenza e la legalità nella pubblica amministrazione, in particolare contro la corruzione e l’infiltrazione mafiosa. Si tratta di codice etico messo a punto da ‘Avviso Pubblico’ (la rete nazionale degli enti locali per la formazione civile contro le mafie) con il contributo di un gruppo di esperti composto da amministratori locali, docenti universitari e funzionari della pubblica amministrazione.

La ‘Carta di Pisa’ può essere adottata con un atto del sindaco o del presidente della Provincia o della Regione, con una delibera di giunta o di consiglio, ma anche da un singolo consigliere su numerosi temi, come la trasparenza, il conflitto di interessi, il finanziamento dell’attività pubblica, le nomine in enti e società pubbliche, i rapporti con l’autorità giudiziaria e i rapporti con i mezzi di comunicazione, prevedendo tra l’altro anche sanzioni per un eventuale inadempimento, prevedendo nell’ordine il richiamo formale e la censura pubblica, fino alla revoca della nomina o del rapporto fiduciario.

Il codice è stato pensato per mettere al riparo la cosa pubblica anche dai conflitti d’interesse di chi amministra. Il tema era stato sollevato da Serra proprio in risposta alla situazione che vede Filippo Rossi sedere in consiglio comunale e al tempo stesso essere fondatore e nume ispiratore di un importante festival cittadino come Caffeina. Ricorderanno i nostri lettori le riflessioni sull’opportunità della presenza “dell’uomo del festival nel palazzo” (leggi qui).