Capitale cultura – “Per la prima volta tutti verso un obiettivo, è una vittoria”. Ma la città reale?

Capitale cultura – “Per la prima volta tutti verso un obiettivo, è una vittoria”. Ma la città reale?

La vera vittoria però, secondo il comitato e secondo l’amministrazione, è stata quella di riuscire a riunire per la prima volta “tutti gli operatori culturali” verso un obiettivo comune. Ma gli operatori erano solo 3. E l'inutile polemica di Michelini sulla Consulta

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Dalle Macchine di santa Rosa in piazza al Festival delle Luci 2.0, dai riflettori (finalmente) sul Rinascimento viterbese a una mostra su Michelangelo, Tiziano e Sebastiano del Piombo, dalla rievocazione del Corpus Domini alle mostre fotografiche. Il Comitato scientifico diretto da Claudio Margottini e nominato dal sindaco Leonardo Michelini ha ieri presentato alla stampa la candidatura di Viterbo Capitale della Cultura elaborata in poco più di due settimane. Nella relazione inviata al Ministero, un programma che mira a “rendere straordinario l’ordinario”. Poco il tempo a disposizione causa delle ristrettezza dei tempi, come ha più volte ricordato il sindaco Leonardo Michelini che ha nominato il Comitato poche settimane fa. In realtà la Regione da dicembre aveva indicato Viterbo come la città da sostenere per la candidatura e solamente le nomine sono arrivate a tempo quasi scaduto, a quasi un mese dal bando pubblicato il 12 febbraio.

L’obiettivo che si è posto il Comitato, oltre ad elaborare una bozza di programma, ancora top-secret, è stato quello di lavorare in più direzioni. Difficile trovare una sintesi nel percorso, ma il risultato è più che dignitoso e superiore alle aspettative. Da un lato si è scivolato un po’ troppo sull’autoreferenzialità, come quando si è in sostanza detto che tutto il turismo a Viterbo possa concentrarsi sul trasporto della Macchina di santa Rosa, sul trasporto straordinario e sull’esposizione straordinaria di tre Macchine in altrettante piazze. Il Trasporto infatti da solo difficilmente potrà trascinare il turismo e l’economia del territorio ed è ancor più difficile che l’esposizione delle Macchine, senz’altro favorito dalla vetrina dell’Expo, nelle piazze possa fare lo stesso nel lungo periodo.

Dall’altro si è cercato di realizzare interventi a più ampio respiro che possano parlare al mondo partendo da quello slogan, Terra del dialogo, che accompagna la candidatura di Viterbo capitale italiana della cultura. E ci si riferisce alla valorizzazione del periodo rinascimentale di Viterbo, spesso dimenticato, che potrebbe essere il motore della “primavera viterbese” con la rievocazione del Corpus Domini del 1462 o la mostra su Michelangelo, Tiziano e Sebastiano del Piombo. In mezzo, tra i due estremi anche altre iniziative. Dal Festival delle Luci per valorizzare cinque porte della città con delle installazioni di Marco Nereo Rotelli o mostre di minore importanza.

 

 

Tutto ciò che è stato inserito nel programma costerà circa 1 milione di euro, ma non c’è quasi nulla che non si possa realizzare a prescindere dall’esito del bando, “perché dal 2013 – ha detto Margottini – sono stati spesi 17 milioni di euro a Viterbo per la cultura”. In programma, non solo eventi comunque, ma anche interventi duraturi di riqualificazione urbana che mirano a migliorare la vivibilità dei cittadini.

La vera vittoria però, secondo il comitato e secondo l’amministrazione, è stata quella di riuscire a riunire per la prima volta “tutti gli operatori culturali” verso un obiettivo comune. “Un fatto – ha detto l’assessore alla cultura Delli Iaconi – che mi rimette fiducia in questa città”. In realtà nel Comitato di operatori culturali ce ne sono solamente tre: Gian Maria Cervo, Antonello Ricci e Filippo Rossi. Quest’ultimo, tra l’altro, inserito in veste di politico e non di operatore, perché nominato come rappresentante della maggioranza in Consiglio. I restanti 17 sono politici, professori universitari o studiosi, tutti stimabilissimi, ma che fanno un altro lavoro e sono altro rispetto agli operatori culturali che lavorano in città. Il bando richiedeva che la città e le realtà culturali cittadine fossero coinvolte e da quanto visto, tutto ciò non è successo.

Non è successo in primis nella nomina del Comitato. Lo dicono i fatti, ma anche le reazioni stizzite del sindaco Michelini alla nostra domanda su come si intenda coinvolgere gli operatori del territorio nella seconda fase. Tuscia in Jazz, Medioera, Arci, Massimo Onofri, la Biblioteca, Egidio 17, il Tetraedro e chi più ne ha più ne metta, non sono state proprio interpellate. E non è successo nel lavoro del Comitato, che ha garantito e parlato di inclusione, ma che nei fatti sarà tutta da verificare. Potrebbe essere coinvolta la neonata Consulta delle associazioni culturali, ha poi garantito Claudio Margottini a fine conferenza stimolato da una nostra domanda alla quale ha risposto anche il sindaco con una piccola polemica, l’ennesima e inutile: “ma è la politica che decide”. Nessuno ha detto il contrario, ma sono il bando, il ministro Franceschini e il presidente dell’Anci a richiedere questo (leggi).