Campagna elettorale, quello che vedo

Campagna elettorale, quello che vedo

C'è chi venderebbe anche la madre, se non l'avesse già fatto durante la precedente campagna elettorale. Chi acquista su internet la versione aggiornata del "manuale del candidato", sperando che qualche trucchetto possa metterlo nella condizione di "vendersi bene", chi racconta storie che con la sua di storia non c'entrano niente. Anzi, a ben guardare, anche gli occhi di un bambino si renderebbero conto di trovarsi di fronte a "un baro".

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C’è chi venderebbe anche la madre, se non l’avesse già fatto durante la precedente campagna elettorale. Chi acquista su internet la versione aggiornata del “manuale del candidato”, sperando che qualche trucchetto possa metterlo nella condizione di “vendersi bene”, chi racconta storie che con la sua di storia non c’entrano niente. Anzi, a ben guardare, anche gli occhi di un bambino si renderebbero conto di trovarsi di fronte a “un baro”.

E’ la campagna elettorale. Magma umano dove è possibile vivere mille emozioni, anche se la maggior parte di queste artefatte, posticce o stucchevoli. Tanti candidati viterbesi sono in corsa. Tutti agognanti la vittoria. Tanti millantano, solo qualcuno la spunterà. Anche se ognuno di loro non esita a cantare “la menata” di un suo futuro roboante. 

Questo perché l’elettorato è a suo modo bastardo e in gran parte, fatta eccezione di qualche irriducibile romantico, non voterebbe mai chi destinato a sconfitta certa. Salvo sempre che l’elettore in questione possa riuscire veramente a capire qualcosa. Tra così tanti prestigiatori infatti può risultare ai più roba abbastanza complicata.

E in questo film che chiuderà il 4 marzo ne stiamo vedendo di tutti i colori. Dalle foto “fotoscioppate”, con filtri per la pelle da fare invidia alle riviste dirette da Alfonso Signorini, passando per i proclami roboanti. Resi ancora di più imbarazzanti dalle boccucce che hanno la faccia tosta di “spacciarli” sul mercato elettorale. 

In questi giorni tutti incontrano tutti. Tanto che sembra di stare in un suq arabo. Le mani si stringono ma il tradimento è dietro l’angolo. Come ricordava sempre il mio amico Andrea Arena – citando Rino Formica – “la politica è sangue e merda”. I più divertenti in questa commedia (o forse potremmo definirlo anche dramma, visti gli effetti che rischia di avere) sono “i potenti”. O quelli che credono di essere tali. Sono divertenti perché ostentano sicurezza e potere quando in realtà sanno perfettamente di essere attaccati a un filo, quello del voto degli elettori. E conoscendo la natura umana sanno anche che parte dell’elettorato andrà a votare più che per scegliere il proprio rappresentante proprio per tagliare quel filo, o almeno per provarci. 

Le elezioni sono anche momento di referendum sulle persone e sui gruppi politici. Basta un movimento di massa e si dà il comando: tu a casa! Così il politico navigato, lo fanno solo i poco corretti, per scongiurare la fine (sia ben inteso: la fine sua soltanto) è pronto in ogni momento della campagna elettorale ad attingere a uno speciale kit. All’interno vari strumenti di pressione: ricordo di favori, minacce, promesse, leccate varie. 

Per ogni elettore c’è una leva da tentare. Anche se alla fine quello che realmente ha in mano la leva decisiva è proprio l’elettore. Altro aspetto divertente sono gli incontri. Quelli che in teoria dovrebbero servire per attirare e convincere elettori ma che molto spesso, gli addetti ai lavori lo sanno, non sono altro che esibizioni di forza. E così torna la vecchia cara figura della “truppa cammellata”. Di chi si tratta? Persone che già voterebbero per il candidato che però vengono chiamate all’appello per “fare pubblico”. 

E’ l’autoinganno di certa politica e ci sono dei veri e propri professionisti di questa arte. Insomma un bel circo, ridi pagliaccio! Oppure valuta e stacca la spina, cittadino. Tu adesso sei davvero re, decidi tutto. O comunque decidi tanto.