Caffeina, straordinaria chiusura con Nicola Piovani

Caffeina, straordinaria chiusura con Nicola Piovani

Fantastico, straordinario, eccezionale, memorabile, indimenticabile. Se ci sono altri sinonimi dello stesso genere, potete tranquillamente utilizzarli tutti: vanno benissimo. A questo punto, mescolate un po' e alla fine otterrete la definizione più precisa e calzante del concerto di Nicola Piovani che ha chiuso l'edizione 2017 di Caffeina

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Fantastico, straordinario, eccezionale, memorabile, indimenticabile. Se ci sono altri sinonimi dello stesso genere, potete tranquillamente utilizzarli tutti: vanno benissimo. A questo punto, mescolate un po’ e alla fine otterrete la definizione più precisa e calzante del concerto di Nicola Piovani che ha chiuso l’edizione 2017 di Caffeina, realizzato in collaborazione con JazzUp Festival. In  una piazza San Lorenzo stracolma come nelle migliori occasioni, la performance del musicista di origine corchianese incanta e colpisce. Oltre due ore di esibizione sotto il segno de “La musica è pericolosa”. Già, ma perché? Il maestro conduce gli spettatori a (ri)scoprire brani antichi e moderni, rivisitati e rivisti con un tocco di attualità. Il risultato appartiene al genere delle eccellenze assolute, quelle di livello mondiale. “La musica è pericolosa perché emoziona, cambia e segna la vita, marchia i momenti belli e anche quelli meno piacevoli”, racconta Piovani tra un pezzo e l’altro. Ma la musica è pericolosa anche perché è l’unico linguaggio davvero universale: uno spartito scritto magari in Russia lo leggono e lo riproducono a San Martino al Cimino come in Australia o in Cile o a New Orleans: altro che inglese, questo è il linguaggio di tutti e che tutti accomuna. Con una puntata polemica: “Mi chiedo perché ancora oggi nelle nostre scuole non si abituino i nostri figli sin da piccoli ad ascoltare brani di ogni genere. Poi sceglieranno, ma intanto diamo loro i mezzi per scegliere”. Standing ovation.

Basterebbero le musiche scritte personalmente ad incantare, ma il Premio Oscar si concede piacevoli e riuscite escursioni anche nel repertorio degli altri: De André, Nino Rota (quello delle colonne sonore di film di Fellini: anche lui premiato a Hollywood con il massimo riconoscimento del cinema mondiale); Il marchese del Grillo di Monicelli; Prosciutto prosciutto di Bigas Luna con un’affascinante Penelope Cruz, il tenebroso Javier Bardem e una splendida Stefania Sandrelli. C’è anche spazio per reminiscenze classiche con una rivisitazione del mito delle sirene e della danza dei sette veli di Salomè, arricchita dai disegni di Milo Manara. E ancora un brano di Chopin e un altro di Debussy. Tutto da spellarsi le mani, sinceramente.

Nicola Piovani è musicista di spessore, a tutto tondo. Non sorprende quindi che si cimenti anche con le canzoni: “Sono quelle – sottolinea – che segnano di più la nostra vita, che rimangono impresse sul corpo e nella mente di ognuno di noi”. Un genere, dunque, tutt’altro che negletto o secondario rispetto al classico. Ne sceglie tre: una straordinaria interpretazione di Caminito (il brano più cantato e suonato in Argentina: insomma, il più popolare e famoso) da parte di un ispiratissimo Marcello Mastroianni; “Quanto ti ho amato”, elaborata nel 1995 per chiudere lo spettacolo teatrale “TuttoBenigni” scritto dall’attore toscano con Vincenzo Cerami; e un brano ispirato al suono delle campane del convento delle suore di Ivrea, dove frequentava le elementari. “Suoni semplici – ricorda – fatti solo di tre note: mi, sol e fa. Che si possono mescolare in infiniti modi producendo effetti straordinari. Dovrò prima o poi pagare i diritti d’autore a quelle suorine…”.

Sembra il gran finale, ma non lo è perché la band regala ancora emozioni con il tema de “La vita è bella”, quello che ha consentito al maestro di aggiudicarsi l’Oscar per la miglior colonna sonora. E’ un momento (tra i tanti di una magnifica serata) di straordinaria intensità. Nicola Piovani cesella con il piano, ma non sono affatto da meno gli altri componenti della formazione: Marco Loddo (contrabbasso), l’applauditissima Marina Cesari (sax e contrabbasso). Rossano Baldini (tastiere e fisarmonica), Pasquale Filastò (chitarra, violoncello e mandoloncello), Ivan Gambini (batteria e percussioni). Non è ancora finita perché c’è un ulteriore bis con la replica del tema che accompagnava l’ingresso in scena di Roberto Benigni alle prese con i canti della Divina commedia. “La musica è stata una componente essenziale della mia vita – spiega il musicista -. Ricordo ancora con emozione quando, da bambino, durante le vacanze estive, aspettavo l’arrivo della banda in occasione della festa patronale di Corchiano. Accadeva lì e accade tuttora in migliaia di altri paesi grandi e piccoli”.

No, la musica non è pericolosa: è semplicemente e straordinariamente coinvolgente.

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