Buon compleanno a La Fune

Buon compleanno a La Fune

Un anno de La Fune, il primo. Con chi si è incazzato, chi ha goduto, chi ha sorriso e chi ci ha sostenuto dal primo istante, credendo in noi.

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La FuneUn anno, circa. Non sappiamo fissare con esattezza matematica quando questa storia è nata. C’è stato qualche giorno di rodaggio, poi il lancio e la “creatura” ha iniziato a camminare. Io e Simone Carletti alla fine siamo stati trascinati dentro tutto questo.

Ogni lettera che battiamo sulla tastiera è un millimetro in più di un’avventura. Ogni persona intervistata, ogni storia catturata è un passo. Un giornale che non nasce dal vuoto, a freddo. Viene fuori da un’esperienza fantastica che siamo riusciti a costruire con la principale radio del Viterbese, Radio Verde.

Prima Funamboli, poi Sbottonati. Non so più neanche quante puntate, quante ore di diretta radiofonica. Poi l’idea di un giornale, da incastrare con le tante altre cose che ogni giorno questi due giornalisti trentenni portano avanti. Questo è il brodo primordiale de La Fune.

Prendiamo il 13 come giorno buono, il giorno in cui spegnere la candelina. Da dodici mesi La Fune ha iniziato a respirare. La città di Viterbo la sua culla. Pochi i comunicati che hanno trovato spazio su questo giornale, la prima regola è scrivere i pezzi. Un modo diverso di stare sulla scena giornalistica locale, una voce che legge le cose in maniera differente. La nostra maniera.

Identità e personalità, per raccontare altre identità e persone. Opinioni, editoriali, racconto dei retroscena e delle storie che possono dare speranza o lasciarti dentro qualcosa. Abbiamo l’ambizione di essere un caso e non ci passa per la mente di essere allineati a niente e nessuno. Amici di tutti e di nessuno, veri.

A volte si sbaglia, a volte si fa bene. La Fune è come una persona, con il suo carattere, i suoi difetti, le sue passioni, idee e una voglia matta di esserci. Di stare nel gioco, raccontando il gioco, stimolandolo e introducendoci nuovi elementi.

Un giornale che cammina tra le persone, che le guarda in faccia e che si interessa a loro. Non c’è distacco in quello che facciamo, c’è libertà di essere.

Per uno strano caso del destino questo nostro primo compleanno coincide in qualche modo con le ore di uscita del più atteso numero della storia di Charlie Hebdo. Un giornale che ha fatto incazzare tantissimi, che non ha risparmiato nessuno e che la scorsa settimana ha fatto un grande dono all’Europa: fermare la giostra e ricordare cosa è un giornalista.

In questi 365 giorni di vita abbiamo fatto incazzare molti, non abbiamo però preso nessuna querela. Abbiamo fatto il nostro lavoro, con dignità. Scrivendo per informare, ma anche per divertire. Andando a scavare per portare a galla cose che magari alcuni preferirebbero tenere nascoste.

Siamo una razza strana, difficilmente identificabile e catalogabile. Questo anche perché Simone Carletti e Roberto Pomi sono due persone già tra loro diverse, e questa diversità è una grande risorsa. Una ricchezza.

A volte guardandoci, dopo l’ennesima intervista o l’ennesimo pezzo, sgrulliamo la testa e ci viene da ridere. “Saremo sempre all’opposizione. Non ce la possiamo fare”, è la frase con cui in genere fermiamo questo tipo di momenti.

Forse è questo quello che dovrebbe fare un giornale: essere all’opposizione. Perché un giornale sta con la verità e verità e potere spesso bisticciano. Perché nel mondo e anche sul nostro territorio c’è un delirio di potere, di gente che pensa di essere un qualche tipo di dio. E in nome di questo fa disastri abissali. Un giornale serve per smascherare le manovre che portano a quei disastri, per togliere le ragnatele che creano sottosviluppo, precariato, miseria. Serve per esaltare chi fa cose positive per la collettività (fosse anche un semplice gesto) e affossare chi va in senso inverso.

Poi ci stanno anche altri mondi da esplorare, comprendere, smontare e rimontare davanti agli occhi di tutti. Un giornale è un Lego con tanti pezzi. Un gioco che può avere dei nemici, ma che può conquistare gli occhi di tanti lettori. Il primo anno de La Fune è un omaggio ai tanti lettori, ai tantissimi che hanno condiviso i nostri pezzi, messo i loro like, o raccontato quanto letto a un padre, una madre, un amico.

Ringraziamo, oggi, chi ha sostenuto La Fune. Chi la sostiene e chi vorrà essere della partita.